Con una dotazione di quasi 200 miliardi di euro, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha chiuso i battenti ufficialmente il 30 agosto. Le tanto agognate proroghe della solita italietta provinciale non sono arrivate e nelle more delle rendicontazioni, degli atti burocratici che seguiranno, un tema si pone nel brevissimo tempo per migliaia di amministrazioni pubbliche ad ogni livello. La messa in esercizio delle opere realizzate.
I Comuni e quelli piccoli in particolare sono chiamati a garantire la gestione ordinaria dei servizi e la copertura dei costi di gestione delle opere realizzate come scuole, asili nido, ospedali, digitalizzazione, piccoli musei e tanto altro, senza il sostegno dei fondi straordinari Ue. Sono in grado oggi, non domani, i bilanci stressati dei piccoli Comuni di reggere la pressione? Quali misure occorre mettere in campo e come: Ue, Governo, Regioni intendono muoversi su questo terreno scivoloso?
Le Amministrazioni quando hanno presentato progetti per opere pubbliche non hanno programmato poste di bilancio ad hoc per la manutenzione, gestione, messa in esercizio delle attività. Penso agli asili nido con personale da assumere e tanto altro. Il Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani prova ad aprire un dibattito nazionale ed europeo partendo dai territori, scavando nel profondo delle comunità locali.
Un tema sul quale occorre aprire da subito una riflessione, soprattutto nelle aree interne per capire se abbiamo una visione del dopo Pnrr ed una missione da compiere nei prossimi dieci anni.
