Si chiude con un’archiviazione la posizione di Anna Maurodinoia nell’ambito dell’inchiesta «Codice Interno», il procedimento penale che aveva acceso i riflettori sui presunti condizionamenti della criminalità organizzata sulle elezioni amministrative del 2019 a Bari.
L’ex assessora regionale ai Trasporti era stata iscritta nel registro degli indagati per l’ipotesi di concorso nel reato di scambio elettorale politico-mafioso. Al termine degli approfondimenti, però, la Procura ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per sostenere l’accusa e ne ha chiesto l’archiviazione.
La richiesta è stata firmata dai sostituti procuratori della Repubblica Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino e sottoposta al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Alfredo Ferraro. Il gip ha condiviso le argomentazioni dei pubblici ministeri e ha disposto l’archiviazione del procedimento.
La vicenda
Il nome della Maurodinoia era finito nell’indagine per i rapporti, ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo, che l’allora assessora e il marito avrebbero intrattenuto con Battista Lovreglio e Tommaso Lovreglio. Proprio le dichiarazioni di quest’ultimo avevano contribuito ad alimentare l’attenzione degli inquirenti sulla vicenda.
La Procura aveva tentato di approfondire ulteriormente il quadro investigativo anche attraverso un’intercettazione d’urgenza nei confronti dell’indagata, richiesta il 22 maggio 2019 ma rigettata dal gip. Gli accertamenti successivi, secondo quanto riportato nella richiesta di archiviazione, non avrebbero tuttavia fatto emergere elementi idonei a formulare una contestazione per il reato addebitato.
Nel fascicolo erano state esaminate anche alcune conversazioni risalenti al giugno 2019. In quelle comunicazioni, Giacomo Olivieri e Nicola Lorusso, parlando con i rispettivi interlocutori, avrebbero attribuito proprio alle ingerenze dell’allora assessora una parte dell’esito elettorale ritenuto inferiore alle aspettative. Tra gli elementi valutati dagli investigatori figurano inoltre alcune chat del 28 aprile 2019 tra Olivieri e Michele De Tullio, detto “Sotto ghiaccio”, indicato negli atti come cognato di Battista Lovreglio.
In quelle conversazioni si sarebbe fatto riferimento a somme di denaro promesse per l’attività di procacciamento di voti. De Tullio avrebbe inoltre raccontato di avere ricevuto pressioni da più persone, citando anche la Maurodinoia e sostenendo che la donna lo avrebbe convocato ripetutamente. Si tratta, tuttavia, di elementi che la Procura non ha ritenuto sufficienti per trasformare i sospetti investigativi in un’accusa sostenibile in giudizio.
Il passaggio centrale della richiesta dei pm è infatti l’assenza di «ulteriori evidenze idonee» a formulare contestazioni per lo scambio elettorale politico-mafioso. Una valutazione condivisa dal gip che nel decreto ha fato proprie le argomentazioni contenute nella richiesta della Procura e, sulla base di tale valutazione, ha disposto l’archiviazione del procedimento. Per la Maurodinoia, dunque, l’inchiesta «Codice Interno» si conclude sul piano giudiziario con l’uscita definitiva dal procedimento. Le circostanze emerse durante le indagini restano agli atti dell’inchiesta, ma non hanno portato, per quanto riguarda la sua posizione, alla prosecuzione dell’azione giudiziaria.
