Home » Le idee » Fermi tutti, c’è il Maestrone: Guccini tra risse e canzoni

Fermi tutti, c’è il Maestrone: Guccini tra risse e canzoni

Fermi tutti, c’è il Maestrone: Guccini tra risse e canzoni

Anno 1976. La EMI chiude la Convention a Milano, al Jolly Hotel. Sono presenti Alan Sorrenti, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Gil Ventura, Francesco Guccini. Presente anche Edoardo Bennato, ospite d’onore, in questo caso, della Ricordi. Un hotel estremamente giusto per gozzovigliare per tutta la notte. Ad un certo punto, in un’altra sala, arrivano le cornamuse: kilt maschili, tartan, passo marziale, con un capitano pronto a tutto. La squadra scozzese inizia a marciare; i componenti della Nuova Compagnia, memori degli insegnamenti del maestro Roberto De Simone – Fausta Vetere, Peppe Barra, Nunzio Areni – iniziano a intonarsi, lungamente. Quando le cornamuse sono all’unisono, la Compagnia, magicamente, è già là. Il capitano non vuole essere deriso, kilt e altro. Il capitano inizia a dare spintoni e calci; improvvisamente si butta dentro Francesco Guccini, con il suo metro e novantacinque. Cornamuse, tammorre, parapiglia indescrivibile, i discografici a sedare la rissa. Difficile dire chi avesse bevuto di più.

Folk Beat N. 1

Indiscreto Guccini, poche le interviste. La EMI mette nei negozi Folk Beat N. 1, 1967, con molti brani già ascoltati diversi anni prima, sperando in una pubblicità arguta. Caterina Caselli conduce con Giorgio Gaber Diamoci del tu, presentando per la prima volta Guccini: «Francesco è dei nostri, è autore, voglio anch’io incidere i suoi brani». Folk Beat N. 1 contiene Noi non ci saremo (Nomadi), La canzone della bambina nel vento (Auschwitz, incisa dall’Equipe 84), Statale 17, e ancora Il sociale e l’antisociale (ancora una volta cambiando L’antisociale per l’Equipe 84).

Bologna, la Rai, lo scopone

A Bologna si registrava alla sede Rai, con notevole tempo, gran parte degli artisti, per esempio Lucio Dalla, Ron, Andrea Mingardi, Mario Guarnera e naturalmente il Maestrone. La trasmissione si chiamava Spazio Giovani, in onda dalle 17.40 alle 18.30, era nello spazio del Secondo Programma, come Bandiera Gialla. Guccini arrivava a modo suo e qualche volta lo chiamavo. C’era una ragazza, Silvia, a cui piaceva lo shopping, ma Francesco mi disse: «Dario, alle Lame non vado più, ora si va da Vito… vieni da fatti portare un bolognese…». Silvia era molto curiosa, entrammo e Francesco ci offrì da bere, continuando a giocare a scopone. Per Silvia erano solo quattro vecchi, io rimasi male, anche lei. Mi capitò dopo due anni: non era più da Nannucci in via Oberdan, il più grande negozio di dischi, soprattutto di importazione. Lavorava alla Ricordi, era fidanzata di un pivot della Synudine. 2,10 metri.

L’Eskimo e il Folkstudio

Intanto, la sua carriera piena, uno di noi, per arrivare dritti al cuore. Le etichette non le sapevano neanche i fans. «L’Eskimo? Macché divisa, lo comprai contro il freddo». E ancora: «Non leggevo Marx, mi sono formato con Borges, Khayyam, e autori americani: Hemingway, Kerouac, Faulkner. Più che la politica m’interessava la poesia. Hemingway è stato per me un grande maestro. Con Bob Dylan, non con Marcuse, scoprii la voglia di protesta». Nel 1980 Guccini sbarca al Folkstudio, un po’ impacciato: non c’era il pubblico del locale e nemmeno il Maestrone lo fece. Poi si sgranchì e i pezzi andavano anche senza parole. Il mio fotografo, Ennio Antonangeli, si accorse che al fianco della sedia c’era un fiasco: mancavano tre dita. Guccini era in un momento di assestamento: Amerigo (1978), Album concerto (1979) con i Nomadi a Modena e infine Metropolis (1981). Passarono anni. «Ho chiuso con le canzoni. Ora preferisco scrivere i miei romanzi». Il più atipico dei cantautori pubblica una raccolta con inediti e conferma l’addio alla musica. «In giro sento solo brani inutili». Piccola ripresa con i dialetti, difficile con le canzoni. Meglio con i libri di narrativa, giallistica, dialetti, addirittura saggi. Ecco il Maestrone a rotta di collo.