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Ex Ilva, cosa c’è dietro l’angolo? – L’EDITORIALE

Ex Ilva, cosa c’è dietro l’angolo? – L’EDITORIALE

E dunque Jindal Steel International è pronta a comperare l’ex Ilva «a peso», diciamo così. Ieri, ha buttato inaspettatamente sul piatto un acquisto forfettario di tutto il pacchetto: area a caldo (punto sul quale la trattativa si era incrinata) e area a freddo nonostante la recente ordinanza del Tribunale di Milano che ha imposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni. Di fatto lo spegnimento.

Compra Jindal, purchè si faccia presto. Inevitabile la domanda: perchè questo cambio di rotta? La risposta non è facile. Con questa mossa del cavallo che risponde ad una precisa strategia aziendale, Jindal ha messo in scacco il Governo e i fantomatici imprenditori italiani pronti – a parole – all’acquisto. Ora a voler immaginare, la risposta non può che essere una: Jindal deve aver fiutato che la questione sarebbe andata per le lunghe, cioè fin dopo le elezioni politiche diciamo ed ha costretto tutti a scoprire le carte. Perchè magari, ma sono solo supposizioni, con la chiusura ormai obbligatoria dell’area a caldo che impiega la maggior parte dei lavoratori (poco più del 70%) la ex acciaieria più grande d’Europa sta per trasformarsi in una fabbrichetta dell’acciaio che potrebbe tornare utile a qualche patron italiano cui affidarla, salutando anche Jindal e facendo credere che la produzione dell’acciaio italiano sia stata salvaguardata dal Governo dei patrioti.

Nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi si è parlato di riaprire la gara per riparametrarla, una volta venuta meno l’area a caldo: ma quando mai la gara era stata chiusa? La nazionalizzazione invocata dai sindacati potrebbe, allora, anche tradursi in un gettone messo dallo Stato (ricordiamoci che c’è sempre quel miliardo sottratto alla realizzazione del Dri) in armonia con gli acciaieri italiani. Si vedrà il futuro.

Il presente parla di lettere di licenziamento già inviate per gli operai di due imprese dell’indotto. Operai che sono la maggioranza nell’ex Ilva e che una volta chiusa l’area a caldo non potrebbero neanche più ruotare con la cassa integrazione. Cosa resterà? Una fabbrichina a portata dei «capitani coraggiosi» italiani che potranno gestire con le loro deboli forze, mentre i colleghi genovesi sono già pronti a giocarsi lo «spezzatino» per bulimia di aree da occupare. In questo disegnino, lo spariglio Jindal è stato un fulmine a ciel sereno. Che farà lo Stato ora? Lo vedremo. Intanto da notare il pallido silenzio della Regione Puglia di contro all’attivismo colorito della sindaca di Genova, Silvia Salis: due modi diversi di avvicinarsi alla poltrona di segretario nazionale del partito del Pd, nonostante i dinieghi. Si scelga il preferito, ricordandosi per magari che sul campo ci sono i corpi degli operai vivi e morti.