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Centrodestra, c’è tanto da lavorare – L’EDITORIALE

Centrodestra, c’è tanto da lavorare – L’EDITORIALE

E, dunque, la tornata amministrativa in Puglia si è conclusa con un risultato che non lascia margini di dubbio su chi ha vinto e chi ha perso: il Campo largo incassa complessivamente il risultato in 30 Comuni (ne aveva 22) e il centrodestra vince in 17 municipalità (ne aveva 22), i civici conquistano solo 7 città (governavano in 12). Il centrosinistra doppia quasi il centrodestra nel computo finale. E qui ci starebbe bene una riflessione nelle fila del centrodestra che continua a perdere, pur avendo conquistato qualche roccaforte del campo opposto, come Gallipoli.

Perchè continua a perdere? Se nemmeno il rincaro dell’Irpef voluto dal presidente della Regione, Antonio Decaro, per coprire il buco nella sanità, annunciato proprio a ridosso delle amministrative ha fatto cambiare l’opinione dei votanti, le risposte non possono che essere ricercate nell’assenza di una proposta politica alternativa credibile e nelle guerre intestine fra capibastone (fittiani e gemmatiani, consiglieri regionali e segretario in FI).

Il centrodestra perde soprattutto nella Bat e a Bari che è sotto l’ala del sottosegretario di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, dove non prende nemmeno un Comune. Il dato non ha bisogno di commenti, specie se si guarda il risultato di Locorotondo, ex roccaforte «nera». Di più. Il centrosinistra incassa nella Bat i due unici capoluoghi di provincia al voto: Trani e Andria. Una debacle per l’altra parte. Più equilibrata la situazione nelle altre province. Centrodestra e centrosinistra se la battono nel Salento, dove il rapporto in favore del centrosinistra è di 11 a 9.

Tutto sommato Foggia, Brindisi e Taranto sono in relativo equilibrio. Qui l’ala fittiana regge, soprattutto nel Salento dove il partito può contare anche sull’appoggio della instancabile sindaca di Lecce. Ma c’è anche un altro punto da osservare: la mancanza degli apparentamenti ha portato alla diserzione degli elettori collegati alle terze liste.

Basti pensare che a Trani ben il 15% ha rinunciato alle urne. E non va meglio negli altri cinque Comuni al ballottaggio dove si oscilla fra il 7 e l’11 per cento in meno di votanti. Risultato simile al resto d’Italia. Un’ultima annotazione: il peso decrescente delle civiche, sempre meno riconoscibili in purezza e sempre più camuffate da vecchia politica. Per concludere, il prossimo anno si torna alle urne per le Politiche e, se non cambia la legge elettorale, questa avvisaglia dovrebbe portare il centro destra ad una immediata correzione di rotta.