Mirco Cerisol è il country director Italia di «Too Good To Go», app impegnata nello spreco alimentare.
«Too Good To Go» è un’azienda impegnata nel contrasto dello spreco alimentare. Come funziona e quale impatto ha avuto?
«Too Good To Go è un’app che collega esercenti, attività e aziende con prodotti alimentari invenduti a utenti desiderosi di salvarli a un prezzo vantaggioso. Al centro dell’esperienza ci sono le Surprise Bag: confezioni a sorpresa di prodotti alimentari, preparate quotidianamente in base all’invenduto e rese disponibili sull’app. Gli utenti possono salvarle risparmiando fino a due terzi del prezzo originale di vendita. Tra le attività aderenti ci sono esercizi locali – come panifici, pasticcerie, caffetterie, ristoranti, negozi di alimentari, oltre a catene della ristorazione, della grande distribuzione organizzata e aziende alimentari. In Italia, Too Good To Go dal 2019 ad oggi ha contribuito a salvare oltre 33 milioni di pasti , grazie alla collaborazione con più di 26mila attività partner e oltre 12 milioni di utenti che hanno scaricato l’app».
Lo spreco alimentare rappresenta anche un costo economico per l’intera filiera agroalimentare. Quali benefici economici e organizzativi stanno riscontrando le aziende che utilizzano «Too Good To Go»?
«In Italia, lo spreco lungo l’intera filiera alimentare vale circa 14 miliardi di euro. (Fonte: Waste Watcher Observatory). Buttare un prodotto non significa perdere solo il prodotto in sé, ma anche sprecare le risorse impiegate per produrlo, trasportarlo e conservarlo, oltre a generare emissioni di CO2 con un impatto negativo sull’ambiente. Con Too Good To Go, i partner possono trasformare questa sfida in opportunità concreta: recuperare valore dai prodotti invenduti, trasformando una perdita in opportunità; generare ricavi da ciò che altrimenti verrebbe sprecato; ridurre i costi di smaltimento; ottimizzare le risorse già impiegate e attrarre nuovi consumatori sensibilizzati sul tema. Una soluzione win-win-win: per le aziende, per gli utenti e per il Pianeta».