La Corte di Assise di Bari ha condannato alla pena dell’ergastolo, gravata da quattro mesi di isolamento diurno, il 32enne Davide Lepore, ritenuto il responsabile dell’omicidio premeditato di Ivan Lopez, il 31enne freddato a colpi di pistola la sera del 29 settembre 2021 sul lungomare IX Maggio, nel quartiere San Girolamo, mentre rientrava a casa a bordo di un monopattino elettrico.
La sentenza, pur confermando la massima durezza della pena per Lepore (riconosciuto colpevole anche del furto della vettura utilizzata per la spedizione e di porto abusivo d’armi), ha tuttavia escluso l’aggravante del metodo mafioso.
Assolto il secondo imputato
Il verdetto ha ribaltato parzialmente le richieste della Procura Antimafia per la seconda figura alla sbarra. Il 30enne Giovanni Didonna, per il quale la pm della Dda Bruna Manganelli aveva invocato una condanna a vent’anni di reclusione, è stato infatti assolto dall’accusa di omicidio e detenzione d’armi.
I giudici hanno accolto le tesi dei difensori di Didonna, gli avvocati Vito Belviso e Fabrizio De Maio, condannando l’imputato a soli 4 anni di reclusione per il reato di furto di due automobili, una delle quali venne poi effettivamente impiegata dal killer per raggiungere e colpire la vittima la sera dell’agguato.
Il movente
Nel processo, che ha visto la costituzione di parte civile dei familiari della vittima e dello stesso Comune di Bari, è stato ricostruito il torbido contesto in cui è maturato il sangue.
Secondo l’impianto accusatorio, Ivan Lopez sarebbe stato eliminato come ritorsione economica e criminale: il 31enne, insieme al fratello Francesco (divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia), agiva per conto del clan Strisciuglio e avrebbe preso di mira con ripetute richieste estorsive proprio Davide Lepore. Quest’ultimo, titolare di alcune autorimesse a Bari e ritenuto contiguo al rivale clan Capriati, avrebbe deciso di risolvere i contrasti stringendo il grilletto. Per leggere le motivazioni formali dei giudici si dovranno ora attendere i canonici 90 giorni fissati per il deposito.
La figura della vittima, Ivan Lopez, si ricollega dolorosamente a un altro fatto di cronaca nera che ha profondamente scosso l’opinione pubblica pugliese: l’uomo era infatti lo zio di Antonella Lopez, la studentessa di appena 19 anni rimasta uccisa per errore la notte tra il 21 e il 22 settembre 2024 all’interno della discoteca “Bahia” di Molfetta.
In quella circostanza, la ragazza fu raggiunta da un proiettile vagante durante una rissa tra giovani rampolli della criminalità locale: il reale bersaglio del killer, secondo le indagini della Dda, era l’amico diciannovenne Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo boss di Japigia, rimasto soltanto ferito insieme ad altre tre persone. Una scia di violenza generazionale che la sentenza di oggi prova a perimetrare sul piano giudiziario.
