Non c’era alcun motivo, se non la volontà di «importunare» e umiliare un uomo indifeso. È il quadro agghiacciante che emerge dal provvedimento di fermo notificato a Cosimo “Mimmo” Colucci, 22 anni, il sesto componente della banda accusata dell’omicidio di Sako Bakari, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana. La Procura per i minorenni affiderà martedì 19 maggio l’incarico per l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio
La dinamica: una “caccia” senza movente
Secondo la ricostruzione della Procura di Taranto, il gruppo — composto da due maggiorenni e quattro minori tra i 15 e i 16 anni — avrebbe notato Bakari mentre si recava al lavoro in bicicletta. Pur essendo un perfetto sconosciuto per loro, l’uomo è stato puntato, accerchiato e aggredito brutalmente. Colucci, l’ultimo fermato, avrebbe partecipato attivamente al pestaggio, colpendo la vittima proprio mentre cercava disperatamente rifugio in un bar. L’aggressione è poi culminata con tre fendenti inflitti da un 15enne armato di coltello a serramanico.
Le telecamere di sorveglianza e le testimonianze hanno svelato dettagli macabri sulle fasi successive all’accoltellamento. Il titolare del bar ha raccontato agli inquirenti di aver cacciato gli aggressori dal locale dopo che vi erano entrati inseguendo Bakari. Una volta rimasto solo, il 35enne si è accasciato al suolo.
A quel punto, il barista avrebbe richiamato i ragazzi all’interno. Alcuni di loro, sostenendo che la vittima stesse «fingendo» di stare male, lo hanno trascinato di nuovo all’esterno, in piazza, cercando poi di rianimarlo con dell’acqua prima di fuggire. L’esercente ha ammesso di non essere uscito per prestare soccorso perché «molto impaurito», limitandosi a chiedere che venisse chiamata un’ambulanza.
«Tra le foto mostrate dalla polizia manca Mimmo»
Dettagli decisivi emergono invece sul fermo di Cosimo “Mimmo” Colucci, il 22enne arrestato oggi come sesto componente della banda. A incastrarlo non sono state solo le immagini delle telecamere di un hotel e di un bar, analizzate fotogramma per fotogramma dalla Squadra Mobile, ma anche un’intercettazione ambientale raccolta proprio negli uffici della Questura.
I microfoni degli investigatori hanno captato un dialogo tra un testimone e la sorella di uno dei minori coinvolti. Nel colloquio, il testimone affermava di aver riconosciuto tutti i presenti in piazza Fontana, notando però un’omissione significativa: «Tra le foto mostrate dalla polizia manca Mimmo», riferendosi appunto a Colucci. Questo elemento, unito al confronto dei tratti somatici e dell’abbigliamento, ha permesso agli inquirenti di identificare il giovane «senza ombra di dubbio».
La risposta della città
Mentre le immagini documentano la presenza di Colucci anche nelle fasi del trascinamento del corpo, Taranto risponde con il dolore e la protesta. È previsto per oggi un sit-in in memoria di Bakari Sako, diventato simbolo di una violenza gratuita e di una discriminazione che ha scosso profondamente la comunità ionica.
L’inchiesta, che vede ora sei giovani indagati per omicidio in concorso, prosegue per cristallizzare le responsabilità di quella che la Procura definisce una «brutale aggressione» nata dal nulla e finita nel sangue.
