Sotto la sabbia chiara delle calette, lungo una linea di costa che oggi appare soprattutto come paesaggio naturale, Torre Guaceto continua a restituire un’altra geografia: quella di una comunità vissuta oltre tremila anni fa, nella tarda età del Bronzo, che affidava al mare, alla roccia e al rito il passaggio più misterioso dell’esistenza. La quinta campagna di scavo della necropoli protostorica a cremazione si chiude infatti con una nuova conferma: sono salite a 131 le tombe portate alla luce dagli archeologi nell’area compresa tra la spiaggia delle conchiglie e la terza caletta.
Le ricerche, finanziate dal Consorzio di Gestione della riserva e condotte in regime di concessione ministeriale dal Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento, in accordo con la Soprintendenza Abap per le province di Brindisi e Lecce, hanno permesso quest’anno di indagare due nuovi saggi di scavo, per una superficie complessiva di circa 150 metri quadrati. Un’estensione che si aggiunge ai circa 600 metri quadrati già esplorati nelle campagne precedenti e che ha restituito circa 23 nuove tombe, insieme a una decina di vasi accessori.
Il rito antico
Non si tratta soltanto di numeri. Ogni urna, ogni pozzetto scavato nel banco roccioso, ogni frammento ceramico o metallico contribuisce a ricostruire un sistema di gesti, credenze e relazioni. Alcuni contenitori sembrano conservare residui di bevande da cereali fermentati, una sorta di antica versione della birra, probabilmente consumata nell’ambito delle libagioni che accompagnavano il rito funerario. Altri pozzetti sembrano invece custodire oggetti rituali, come già accaduto negli anni scorsi con il rinvenimento di un vasetto miniaturistico, di una macina collocata in verticale o di una mezza ciotola capovolta sul fondo.
Le tombe individuate in queste settimane presentano situazioni simili a quelle già emerse in passato. In alcuni casi le deposizioni sono integre e conservano l’urna intera con parte della ciotola di copertura. In altri sono visibili allineamenti di tre o quattro tombe in serie, spaziate con regolarità e associate a cippi in pietra. Nei prossimi giorni le urne saranno recuperate e trasferite nel laboratorio archeologico di Torre Guaceto, dove continuerà il microscavo, la fase più delicata e rivelatrice dell’indagine.
La necropoli
Proprio nel laboratorio della riserva sono già in corso gli studi sulle tombe 41 e 92, recuperate nel 2024 e sottoposte a Tac. Al loro interno sono stati individuati i resti di due spilloni in bronzo, probabilmente utilizzati per tenere chiuso il telo che custodiva le ossa cremate. Uno dei due è quasi completo, con le due spirali contrapposte e il gambo centrale; l’altro conserva solo parte del gambo e un avvolgimento a spirale. Il fatto che questi oggetti siano incompleti è considerato un indizio significativo: con ogni probabilità furono posti sul defunto già al momento della pira funeraria e si ruppero per effetto delle alte temperature.
Molti dei corredi in bronzo rinvenuti rimandano ad ambiti culturali dell’Italia settentrionale, padano-alpina, tipici del Bronzo Recente, tra il XIII e il XII secolo avanti Cristo. È uno degli elementi che rende la necropoli di Torre Guaceto un osservatorio prezioso non solo sui riti funerari, ma anche sulle connessioni, sugli scambi e sulle circolazioni culturali che attraversavano la penisola in età protostorica.
La linea di costa
La storia dello scavo comincia da una scoperta fortuita, nel 2019, quando una mareggiata rimosse gli strati sabbiosi superficiali e fece affiorare le prime tombe a incinerazione. Da allora il progetto, guidato da Teodoro Scarano dell’Università del Salento, con la collaborazione di Claudio Cavazzuti dell’Università di Bologna, ha progressivamente riportato alla luce un contesto sempre più ampio. Nel 2021 furono recuperate le prime urne nell’area della terza caletta; nel 2022 il numero delle tombe era già salito a 35. Oggi la necropoli conta 131 deposizioni, confermando una presenza molto più estesa di quanto inizialmente ipotizzato.
«Il lavoro approntato quest’anno ha chiarito la bontà dell’intuizione avuta già con la prima campagna condotta nel 2021 – ha spiegato Scarano -: la necropoli di Torre Guaceto si estende lungo l’attuale linea di costa compresa tra la spiaggia delle conchiglie e la terza caletta. È in questa direzione che proseguirà la ricerca in futuro».
La necropoli si inserisce in un più ampio progetto di archeologia dei paesaggi costieri che l’Università del Salento conduce dal 2008 nel territorio della riserva, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari. L’individuazione delle tombe e la mappatura delle evidenze presenti anche sul banco di roccia, talvolta al di sotto dell’attuale livello del mare, permettono di comprendere quanto la geografia di Torre Guaceto fosse diversa da quella odierna.
A sostenere il percorso è il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, che negli anni ha realizzato un laboratorio archeologico interno alla riserva e destina parte dei proventi dei servizi estivi alle campagne di scavo. «Il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto crede da sempre nell’importanza della ricerca archeologica e nella divulgazione scientifico-storica – ha dichiarato il presidente Stefano Convertini – tanto che abbiamo realizzato ormai anni addietro il nostro laboratorio archeologico ed investiamo parte dei proventi dei servizi estivi nelle campagne di scavo portate avanti dall’Università del Salento».
