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Sea-Watch 5 denuncia: «Attaccati dalle milizie libiche». A bordo 90 migranti che sbarcheranno a Brindisi

Un lunedì di terrore nel Mediterraneo centrale ha visto come protagonista la nave Sea-Watch 5, dell’omonima organizzazione non governativa tedesca. Intorno alle ore 12.45 di ieri l’Ong ha denunciato un gravissimo attacco armato avvenuto in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso di competenza libica. Secondo la ricostruzione fornita dall’equipaggio, una motovedetta delle milizie…
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Un lunedì di terrore nel Mediterraneo centrale ha visto come protagonista la nave Sea-Watch 5, dell’omonima organizzazione non governativa tedesca. Intorno alle ore 12.45 di ieri l’Ong ha denunciato un gravissimo attacco armato avvenuto in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso di competenza libica. Secondo la ricostruzione fornita dall’equipaggio, una motovedetta delle milizie libiche ha aperto il fuoco contro l’imbarcazione umanitaria, esplodendo almeno 15 colpi di pistola. L’episodio è avvenuto subito dopo che i volontari avevano completato il salvataggio di 90 migranti che si trovavano a bordo di un natante in difficoltà.

Le minacce non si sono limitate agli spari: le milizie hanno inseguito la Sea-Watch 5 per diverse miglia, intimando l’abbordaggio. I miliziani hanno tentato di costringere la nave a invertire la rotta per dirigersi verso Tripoli, in aperto contrasto con le direttive fornite dalle autorità della Germania, Stato di bandiera della nave. Berlino, infatti, ha ordinato al comandante di puntare verso nord a tutta velocità per garantire la sicurezza del personale e dei naufraghi. Solo pochi giorni fa, il 4 maggio, il governo tedesco aveva innalzato il livello di allerta proprio per i rischi crescenti in quell’area, avvisando formalmente tutte le organizzazioni umanitarie.

La tensione è salita ulteriormente quando una seconda imbarcazione libica, la motovedetta «Ras Jadir», si è aggiunta all’inseguimento chiedendo la consegna immediata dei 90 superstiti. Sea-Watch ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro il governo italiano: la motovedetta in questione, infatti, è una delle unità donate dall’Italia alla Libia nell’ambito del Memorandum d’Intesa.

«Siamo davanti ad atti di pirateria finanziati dall’Italia e dall’Europa», ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce dell’Ong, sottolineando come i fondi e l’addestramento per queste operazioni provengano direttamente da Roma. L’equipaggio ha riferito di aver interpellato le autorità italiane durante le fasi concitate dell’attacco, ricevendo però un rifiuto di assistenza: secondo l’Ong, Roma avrebbe affermato che la situazione non era di propria competenza. Solo dopo che i libici si sono finalmente ritirati, le autorità italiane hanno assegnato alla nave il porto di Brindisi per lo sbarco. Una decisione che ha scatenato ulteriori polemiche, poiché la destinazione dista ben quattro giorni di navigazione dalla posizione attuale.

«Prima hanno ignorato le richieste di supporto mentre eravamo sotto attacco, poi ci mandano in un porto lontano», lamentano i volontari. Nonostante l’aggressione e la paura, la Sea-Watch 5 sta ora navigando verso nord in sicurezza. L’episodio riaccende il dibattito sulla legittimità degli accordi con le milizie libiche, mentre la magistratura e le istituzioni internazionali sono chiamate a valutare la gravità di un attacco armato contro una nave civile in acque internazionali.

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