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Ostuni prepara il dossier candidatura a Capitale della Cultura italiana 2029

Ostuni alza l’asticella e guarda al futuro puntando sulla cultura come leva di sviluppo. Con l’avvio ufficiale del percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029, l’amministrazione comunale ha compiuto un passo strategico che va ben oltre l’ambizione di un titolo prestigioso. La decisione, sostenuta da un indirizzo politico chiaro e da atti amministrativi…
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Ostuni alza l’asticella e guarda al futuro puntando sulla cultura come leva di sviluppo. Con l’avvio ufficiale del percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029, l’amministrazione comunale ha compiuto un passo strategico che va ben oltre l’ambizione di un titolo prestigioso. La decisione, sostenuta da un indirizzo politico chiaro e da atti amministrativi puntuali, apre infatti una fase nuova per la città bianca, chiamata a ripensare se stessa in una prospettiva di lungo periodo.

Il team

La selezione del team incaricato di redigere il dossier di candidatura e il Piano Strategico della Cultura segna l’inizio concreto di questo cammino. A guidare il lavoro sarà Pierluigi Sacco, figura di primo piano nel panorama nazionale e internazionale delle politiche culturali, già protagonista di esperienze vincenti legate alle Capitali della Cultura. Una scelta che, come sottolineato dall’assessore al Turismo e alla Cultura Niki Maffei, punta sulla qualità e su una visione capace di andare oltre l’evento, per costruire basi solide e durature.

La crescita

La sfida, infatti, non è soltanto competere con altre città italiane, ma utilizzare la candidatura come strumento di crescita per l’intero territorio. Ostuni può diventare un laboratorio di innovazione culturale, capace di mettere in rete operatori, associazioni, imprese creative, istituzioni scolastiche e università, valorizzando il patrimonio storico, paesaggistico e immateriale che la contraddistingue. In questo senso, il Piano Strategico della Cultura rappresenta un elemento decisivo: non un semplice elenco di eventi, ma una mappa di interventi, spazi e funzioni che possano restare alla città anche dopo il 2029.

Le potenzialità

Le potenzialità sono evidenti. Una candidatura ben costruita può rafforzare l’attrattività turistica in chiave sostenibile, destagionalizzando i flussi e puntando su un turismo culturale di qualità. Può favorire nuova occupazione, soprattutto per i giovani, nei settori della cultura, della creatività e dei servizi avanzati. Può stimolare investimenti pubblici e privati nella rigenerazione urbana, nel recupero di contenitori culturali e nella valorizzazione delle periferie e delle contrade, troppo spesso escluse dai grandi circuiti.

Ma il vero valore aggiunto sta nel metodo. Mettere al centro la comunità significa trasformare la candidatura in un processo partecipato, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di costruire una visione condivisa del futuro. È questa l’eredità più importante che Ostuni può lasciare a se stessa: una città più consapevole del proprio ruolo, più coesa e più pronta ad affrontare le sfide sociali ed economiche dei prossimi anni.

Che il titolo arrivi o meno, la strada intrapresa indica una direzione chiara. Ostuni ha scelto di investire sulla cultura non come vetrina, ma come infrastruttura immateriale di sviluppo. E già questo, per il territorio, rappresenta un’opportunità da non sprecare.

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