Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antonio Nisi, il cui corpo era stato rinvenuto tra i vicoli del centro storico di Ostuni. Giovedì scorso i Carabinieri hanno recuperato l’arma del delitto, una vecchia Beretta calibro 6.35, nascosta tra la vegetazione in un canneto in contrada Lamardilla, nelle campagne della Città Bianca. A guidare i militari sul posto, sotto il coordinamento della pm Laura De Stradis, è stato lo stesso indagato per omicidio volontario, Gabriele Leonardo Sorada. Il 28enne ostunese, scortato dalla Polizia Penitenziaria dal carcere di Brindisi e assistito dal legale Vito Cellie, ha deciso di collaborare mettendo a verbale le indicazioni per il ritrovo della pistola, giunte dopo giorni di ricerche a vuoto condotte anche con i Carabinieri subacquei di Pescara.
La decisione di far ritrovare l’arma rientra nella strategia difensiva di Sorada, volta ad avvalorare la propria tesi: il giovane sostiene di aver sparato per paura, per allontanare la vittima arrivata sotto casa dopo una serie di tensioni e minacce, senza alcuna intenzione di uccidere. Sullo sfondo della vicenda restano questioni di droga ancora in fase di accertamento. Nell’inchiesta risulta indagato per favoreggiamento anche un altro uomo, che si trovava con Nisi al momento dei fatti. Nel frattempo sono stati avviati gli accertamenti balistici sulla Beretta, mentre la Procura ha già fatto eseguire l’autopsia alla presenza dei consulenti di parte nominati dai familiari della vittima e dalla difesa
