Una fenice sa rinascere dalle proprie ceneri. E se Melania Montanaro, brindisina classe 2002, dovesse essere descritta come un animale mitologico, probabilmente, a rappresentarla sarebbe proprio una fenice. Anche Melania, infatti, è riuscita a rinascere dalle proprie ceneri.
La storia
«Ho provato vergogna – scrive sui social – mangiando un pezzo di crostata alla Nutella e ho trovato sollievo nel gorgoglio della mia pancia, non riconoscendolo mai come un grido d’aiuto, ma solo come la prova tangibile che sarei stata invincibile anche senza cibo». Tutto è iniziato nel 2022, quando Melania ha iniziato gli studi universitari. «Penso – ci racconta – che quello dell’università, almeno all’inizio, sia uno dei periodi più difficili per noi ragazzi. Ti senti in balìa della vita e spesso non riesci a sentirti più in controllo»; ed è proprio per riacquisire la sensazione di controllo su di sé e la sua vita che Melania è caduta nel vortice dei disturbi alimentari. «Non mangiavo – ci rivela – e se lo facevo non era di certo in quantità accettabili per una donna di 20 anni. Mi dicevo che non era una cosa grave sentire fame, che il gorgoglìo del mio stomaco era un segno che stavo riuscendo nel mio intento e che se svenivo era per la pressione bassa e non perché non mangiavo».
Il rapporto travagliato di Melania con il cibo, come lei stessa ci racconta, inizia quando era piccola. Non a causa della sua famiglia, ma della società. «Per le persone ero la meno magra tra le mie sorelle, la meno atletica, quella dalle “ossa grosse”». Frasi che, seppur innocue, hanno iniziato a minare il suo rapporto con il cibo. «Banalmente – spiega – se ero in spiaggia e dovevo mangiare un panino mi nascondevo, non volevo che nessun altro mi vedesse».
La svolta
Gestire il cibo a suo piacimento mentre si trovava all’università, lontana dai suoi parenti, è stato semplice. Ma quando tornava nella “sua” Brindisi le cose si complicavano. «Mia madre aveva capito che c’era qualcosa che non andava, ma non mi affrontava di petto. Lo faceva silenziosamente, cucinando ogni giorno i miei piatti preferiti. Poi un giorno affrontò la questione e mi chiese di mangiare, anche poco ma di farlo». Un appello quello della madre che, insieme all’affetto delle sorelle, soprattutto della minore, diedero a Melania la forza di ripartire. «Sentire mia madre – racconta – quasi supplicarmi di mangiare e sentire l’affetto di mia sorella minore, che mi ha sempre visto come un punto di riferimento, mi hanno dato la forza per affrontare la cosa. Anzi, per affrontare me stessa».
L’amore come coraggio
A 4 anni dall’inizio di tutto Melania sta bene. Ama il cibo ma, soprattutto, ama se stessa. Questa, secondo lei, è una delle chiavi che può aiutare chi sta vivendo ciò che lei ha vissuto. «Adesso sto bene. Ho imparato ad amare il cibo ma, soprattutto, ad amare me stessa. Ho capito che non è un chilo in meno a definirmi come persona, né a rendermi migliore. A chi affronta quello che ho affrontato io dico di parlarne con chi vi vuole bene, per quanto difficile possa essere. Ma soprattutto di iniziare ad amare sé stessi: non c’è niente di più bello e sano».










