@_francescaai_ TUTTO QUESTO PER TE💙#ilmiobimbohavinto ♬ som original – TRT onniX
«Fine chemio, ho vinto io». Cinque parole a caratteri cubitali impresse su uno striscione, una cascata di palloncini gialli e verdi a decorare la carrozzeria dell’auto e una sinfonia incessante di clacson a squarciare l’asfalto tra Lecce e la provincia brindisina. È il manifesto di un trionfo atteso per quasi un anno, il corteo d’amore che ha scortato il rientro a casa di Francesco, quattro anni appena, capace di sconfiggere il male più feroce e festeggiare la remissione clinica completa.
La notizia che la famiglia attendeva con il fiato sospeso è giunta venerdì 11 settembre, al termine della somministrazione dell’ultimo ciclo chemioterapico nel reparto oncoematologico pediatrico del capoluogo salentino. Da lì è scaturita la decisione di trasformare il viaggio di ritorno verso Torre Santa Susanna in una gioiosa carovana itinerante, accolta nel paese d’origine dall’abbraccio commosso di parenti, amici e concittadini.
Un traguardo conquistato metro dopo metro, al culmine di un calvario iniziato nel novembre 2025, quando alla famiglia fu comunicata la drammatica diagnosi. Da quel momento la vita del piccolo e dei suoi genitori è diventata una corsa contro il tempo scandita da un delicato intervento chirurgico, nove impegnativi cicli di chemioterapia e ben 23 sedute di radioterapia affrontate presso le strutture specializzate di San Giovanni Rotondo.
Un cammino di dolore e speranza nel quale si è intrecciata anche una singolare dimensione spirituale. Mamma Giada ricorda con emozione la notte antecedente all’operazione chirurgica, quando Francesco raccontò di aver sognato Padre Pio, Gesù e un angelo candido – identificato dalla famiglia come San Michele Arcangelo –, episodio che ha cementato nel bimbo una devozione speciale e protettiva verso il Santo di Pietrelcina.
Oggi, per Francesco e i suoi cari, i corridoi degli ospedali e la paura cedono il passo a una nuova quotidianità. La battaglia è vinta e la malattia è alle spalle, certificata da quella scritta urlata al mondo attraverso i finestrini dell’auto: un messaggio di speranza per chi ancora lotta, firmato da un piccolo grande guerriero di quattro anni.
