Avevano spento i sistemi di localizzazione per diventare “invisibili” e aggirare l’embargo, ma il trucco non è bastato a ingannare i controlli italiani. Una motonave battente bandiera di una piccola isola dell’Oceania è stata posta sotto sequestro nel porto di Brindisi con un carico di oltre 33mila tonnellate di materiale ferroso.
L’operazione, coordinata dalla Procura di Brindisi e condotta congiuntamente dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane, ha svelato una grave violazione delle sanzioni imposte dall’Unione Europea contro la Russia a seguito del conflitto in Ucraina.
I sospetti sono nati analizzando la documentazione di bordo, che presentava «gravi incongruenze, falsificazioni e alterazioni» relative ai luoghi di sosta. La prova regina è arrivata dall’analisi dei dati estratti dal sistema Ecdis (la “scatola nera” della navigazione): incrociando i dati, gli inquirenti hanno scoperto che la nave aveva sostato e operato nel porto russo di Novorossisk – scalo sottoposto a sanzioni – dal 13 al 16 novembre 2025. Per compiere le operazioni di carico vietate, il comandante aveva disattivato il sistema AIS (il transponder che comunica posizione e rotta in tempo reale) proprio in prossimità del porto russo, nel tentativo di sottrarsi alla geolocalizzazione.
Il sequestro della nave e del carico è stato convalidato dal Tribunale di Brindisi. Nel registro degli indagati sono finite quattro persone: l’importatore, l’armatore e due membri dell’equipaggio. L’accusa è di concorso in violazione delle misure restrittive UE.









