L’ex presidente del consiglio comunale risponde alle domande del gip, respinge l’accusa di essere in concorso in un caso di estorsione e si dice vittima del sistema mafioso, ma resta in carcere. Il legale dovrebbe ricorrere al Riesame.
L’interrogatorio
I tre indagati finiti dietro le sbarre dopo il blitz dello scorso martedì nell’operazione «Colemi», contro la Sacra Corona Unita, si sono presentati ieri mattina davanti al gip del tribunale di Lecce, Francesca Mariano. Per il quarto arrestato, l’interrogatorio di garanzia avverrà nelle prossime ore. Uno deve rispondere all’accusa di associazione mafiosa ed estorsione, gli altri per presunti episodi estorsivi. Tra quest’ultimi figura l’ex presidente del consiglio di Brindisi e noto personaggio politico locale, il 35enne Pietro Guadalupi della frazione di Tuturano, il quale, provato dal carcere ed accompagnato dal proprio legale, Danilo Di Serio, ha chiarito la propria posizione dinanzi al gip, respingendo l’addebito.
Le risposte
Ha spiegato di non essere parte del sistema, ma vittima. Sarebbe stato assoggettato? Secondo gli inquirenti, Guadalupi avrebbe funto da mediatore tra gli esponenti della Scu, frangia dei «tuturanesi», ed un imprenditore di Torre Santa Susanna, al fine di compiere un atto estorsivo nei confronti di quest’ultimo. Estorsione che, stando a quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, non solo sarebbe avvenuta, ma addirittura dinanzi allo stesso politico. Il difensore di Guadalupi dovrebbe ricorrere al Riesame.
La carriera
Guadalupi è un project manager, ex presidente del consiglio comunale di Brindisi della giunta Carluccio (recordman di preferenze con 851 voti), in quota a FdI, vicepresidente di Confartigianato Imprese del Verde, ex presidente della Pro Loco (quando aveva 18 anni) e candidato alle elezioni regionali nel 2020, in cui ha ottenuto oltre 4 mila voti.
Gli altri indagati
Davanti al gip Mariano, anche Mauro Iaia, persona con cui l’ex presidente del consiglio avrebbe avuto frequenti contatti, difeso dall’avvocato Ladislao Massari. L’indagato ha respinto le accuse mossegli. Anche il terzo arrestato, Adriano Vitale, difeso dal legale Paolo Cantelmo, ha risposto alle domande durante l’interrogatorio di garanzia, respingendo l’accusa di estorsione, ammettendo di avere rapporti con le vittime, anche amicali fino a poco tempo fa, ma solo per questioni lavorative, essendo egli titolare e dipendente di un’azienda del settore della paglia.
Rimane da interrogare Alessandro Biasi, il quarto indagato, resosi prima irreperibile e poi fermato dagli agenti della Questura a San Pietro Vernotico.










