Sono passati 11 anni dall’ultima volta che Giovanni Bocci, padre brindisino, ha visto suo figlio Adelio. Undici anni di sofferenza per il genitore del bambino, rapito dalla madre e portato in Kazakistan (paese dal quale proveniva) nel 2015. Adesso, però, è arrivata la svolta tanto attesa: Giovanni a marzo rivedrà suo figlio.
La storia
Otto anni fa Giovanni, fuori da Brindisi per lavoro, chiamò per telefono sua moglie, madre di Adelio. La donna, che teoricamente doveva trovarsi nell’appartamento al rione «Sciaia», non rispose. Per lei lo fece la segreteria telefonica che, a un certo punto, parlò kazako. Lì Giovanni capì. «Tornai in fretta e furia a Brindisi – ha raccontato l’uomo – e una volta arrivato a casa i miei dubbi e le mie paure si rivelarono veritiere. Adelio e sua madre non c’erano più. Sul tavolo c’era una lettera, in cui la madre di Adelio scriveva che ero un ottimo padre e un buon marito, che era dispiaciuta del dolore che mi avrebbe causato, ma che se avessi voluto vedere mio figlio sarei dovuto andare in Kazakistan».
A nulla sono servite le interrogazioni parlamentari, i tre mandati di arresto che pendono sulla donna, le lettere mandate al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le manifestazioni fatte da Giovanni: Adelio si trova tutt’ora in Kazakistan.
Una magra consolazione
Per Giovanni, però, una consolazione è arrivata. Anche se magra. «Qualche mese fa – racconta – ho ricevuto una lettera dall’ambasciata italiana in Kazakistan che mi comunicava la possibilità di vedere mio figlio a marzo. La mia gioia alla notizia è stata incontenibile». Giovanni ha ben chiaro cosa dirà a suo figlio dopo 11 anni dall’ultima volta che ha potuto stringerlo tra le sue braccia. «Gli dirò che mi manca e che gli voglio bene. Che papà lo pensa sempre. Gli porterò anche delle magliette delle principali squadre di calcio italiane, mi hanno detto che è appassionato di calcio. Spero che almeno questo sia vero». Giovanni, però, continua a non darsi pace. «Per ora mi godo il momento, ma mi sorge spontanea una domanda: perché dopo 11 anni mio figlio non è ancora a casa?».










