È stata all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove è ricoverato il brigadiere capo dei carabinieri Donato Russo – rimasto ferito nei momenti concitati seguiti all’assalto al portavalori sulla statale tra Brindisi e Lecce -, il generale di corpo d’Armata Massimo Masciulli, comandante interregionale carabinieri Ogaden di Napoli, che stamattina ha incontrato i militari che hanno partecipato all’arresto dei due presunti componenti del commando.
Masciulli ha espresso «un tributo al coraggio incrollabile» dei carabinieri impegnati nell’operazione, spiegano i militari in una nota.
Il generale ha visitato in ospedale il brigadiere capo Russo della compagnia di Campi Salentina che, durante l’inseguimento e l’arresto dei due foggiani ha riportato alcune ferite. Masciulli ne ha elogiato la «straordinaria tempra morale».
Intervistato dalla Rai, Russo ha spiegato che «questo è il nostro mestiere. La mattina ci alziamo e sappiamo che può succedere di tutto».
Russo, 56 anni, rivela: «Faccio le maratone, sono iscritto a una associazione sportiva dilettantistica e quando l’ho visto fuggire mi sono detto, “Se vuoi metterti a correre, corriamo pure e vediamo dove arriviamo“. Fino ad una mezza maratona ce l’avevo nelle gambe, 21 km, ma penso che sarei arrivato fino a Lecce pur di prenderlo».
Dall’ospedale racconta di avere corso oltre un chilometro e mezzo nelle campagne di Squinzano prima di riuscire a bloccare l’uomo. «In quei momenti – dice – non pensi a nulla, solo ad assicurarlo alla giustizia e ad arrestarlo. Poi a mente fredda pensi a quello che poteva accadere». Accanto a lui ci sono colleghi, la moglie Simona e il figlio Cristiano che dice: «Per me papà è un eroe. Ha messo davanti il dovere alla sua famiglia. Un gesto che insegna i valori di appartenenza alla divisa e i valori che incarna i valori l’Arma dei carabinieri e che lui ha trasmesso».
Masciulli ha poi incontrato gli altri militari intervenuti: i brigadieri Pancrazio Fortunato e Luca Petruzzo, entrambi della stazione di Cellino San Marco, e il vice brigadiere Giuseppe Conte della sezione radiomobile della compagnia di Brindisi.
Il generale ha voluto sottolineare «un dettaglio che definisce l’eccezionalità dell’operato dei suoi uomini: i militari hanno proseguito l’inseguimento e le attività di contrasto nonostante la loro vettura di servizio fosse stata attinta dai colpi d’arma da fuoco. Rappresentano l’esempio vivente di cosa significhi essere un carabiniere. Non si sono fermati davanti alla minaccia delle armi, anteponendo la sicurezza della collettività alla loro stessa vita», ha aggiunto.
Il generale ne ha evidenziato ancora la «professionalità» e il «sangue freddo» che hanno «permesso di assicurare alla giustizia individui spregiudicati, riaffermando con forza l’autorità dello Stato sul territorio».












