Restano dietro le sbarre i tre componenti del commando che due giorni fa ha assaltato un furgone portavalori nel Brindisino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Simone Orazio, ha convalidato l’arresto dei tre uomini responsabili della violenta rapina a mano armata messa a segno il 1° luglio scorso nei pressi dell’ufficio postale di Carovigno.
Durante l’interrogatorio di garanzia, messi alle strette dagli elementi di prova raccolti dagli inquirenti, il 57enne Vincenzo Petronelli, il 49enne Cosimo Di Cesaria e il 69enne Gilberto Dorno hanno capitolato, rispondendo alle domande del gip e ammettendo integralmente gli addebiti. Nei loro confronti sono contestati, a vario titolo, reati pesantissimi: rapina a mano armata, ricettazione, porto abusivo di armi e detenzione e porto illegale di arma contraffatta e munizioni.
Il colpo, la sparatoria in centro e l’arresto
La rapina era scattata nella mattinata di mercoledì, prendendo di mira i vigilantes che stavano consegnando il denaro all’ufficio postale cittadino. Il piano del commando è però fallito nel giro di pochi minuti, trasformando le vie del centro di Carovigno nello scenario di un inseguimento da film poliziesco.
Le guardie giurate e i Carabinieri della compagnia locale si sono messi immediatamente alle costole dei malviventi in fuga. Durante i concitati momenti della cattura, uno dei vigilantes ha esploso alcuni colpi di arma da fuoco a scopo di difesa, uno dei quali ha centrato alla spalla il 57enne Vincenzo Petronelli.
Subito dopo aver immobilizzato i tre complici, i militari dell’Arma sono riusciti a recuperare l’intero bottino appena sottratto, restituendolo all’istituto di vigilanza, e a sequestrare le armi in possesso della banda.
Il rapinatore rimasto ferito, Petronelli, è stato trasportato d’urgenza in ospedale sotto stretta sorveglianza. Dopo aver ricevuto le cure necessarie per la lesione alla spalla ed essere stato dimesso dai medici, l’uomo è stato trasferito nel penitenziario di Brindisi, dove ha raggiunto gli altri due complici in attesa del processo.
