A pochi giorni dall’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Trani, fissato per il 26 giugno, il dibattito politico cittadino si concentra su sette consiglieri eletti che sarebbero stati invitati dalla Segreteria generale del Comune a regolarizzare la propria posizione tributaria entro il 25 giugno.
La vicenda, emersa dopo una segnalazione pubblica del neo consigliere Francesco Corallo e successivamente confermata da Palazzo di Città, riguarda presunte irregolarità nei pagamenti della Tari. Una situazione che potrebbe determinare una causa di incompatibilità con la carica elettiva qualora non venga sanata nei termini previsti dalla legge.
Non si tratta di una causa di ineleggibilità: i consiglieri hanno potuto candidarsi ed essere eletti regolarmente. Tuttavia, l’articolo 63 del Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che chi ha debiti liquidi ed esigibili nei confronti del Comune che è chiamato ad amministrare si trova in una situazione incompatibile con il mandato. Per questo motivo è stato concesso un termine per mettersi in regola.
L’affondo di De Feudis
Ma mentre l’attenzione pubblica si concentra sui sette casi, l’Osservatorio Giuridico sull’Amministrazione, fondato dall’avvocato Sebastiano De Feudis, invita a guardare oltre la singola vicenda. Secondo l’organismo indipendente, il vero problema non riguarda alcuni consiglieri morosi, ma la difficoltà strutturale del Comune nel riscuotere i propri tributi.
Dall’analisi del Rendiconto 2025 emerge infatti che il Comune di Trani riesce a incassare soltanto tra il 35 e il 40 per cento delle somme accertate per Tari, Imu e sanzioni amministrative. In pratica, oltre il 60 per cento delle entrate previste rimane sulla carta senza trasformarsi in liquidità effettivamente disponibile per finanziare servizi, manutenzioni e investimenti.
Un dato che assume particolare rilevanza perché la capacità di riscossione rappresenta uno degli indicatori utilizzati dal Ministero dell’Interno per valutare la salute finanziaria degli enti locali. Trani, secondo l’Osservatorio, si collocherebbe sotto la soglia del 47 per cento, parametro che viene considerato tra gli elementi utili a verificare eventuali condizioni di deficitarietà strutturale.
Da qui la riflessione: se sette consiglieri devono regolarizzare la propria posizione, quanto è diffuso il fenomeno della morosità tra cittadini e contribuenti? E soprattutto, perché negli ultimi anni il tema della riscossione è rimasto ai margini del dibattito politico, nonostante incida direttamente sulle risorse disponibili per la città?
Il primo banco di prova arriverà il 26 giugno, quando il nuovo Consiglio comunale si insedierà ufficialmente a Palazzo Palmieri. Ma la vera partita, secondo molti osservatori, si giocherà nei prossimi mesi sul terreno della tenuta finanziaria dell’ente.
