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Trani, il grido di protesta della marineria «Senza aiuti tra 15 giorni saremo fermi»

Crisi economica, caro gasolio e aiuti statali mai arrivati. Le marinerie d’Italia non ci stanno e annunciano lo stop totale della loro attività se nei prossimi 15 giorni il Governo non dovesse intervenire con misure immediate e consistenti. Il grido di protesta arriva anche da Trani dove sono all’attivo circa venti pescherecci con famiglie e…
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Crisi economica, caro gasolio e aiuti statali mai arrivati. Le marinerie d’Italia non ci stanno e annunciano lo stop totale della loro attività se nei prossimi 15 giorni il Governo non dovesse intervenire con misure immediate e consistenti. Il grido di protesta arriva anche da Trani dove sono all’attivo circa venti pescherecci con famiglie e dipendenti che più di tutti stanno subendo i rincari. «Il nostro settore vive un momento di crisi profonda – commenta il presidente della marineria di Trani, Nicola Tedeschi – e non c’è ancora una via di uscita. È un tunnel senza luce: soprattutto a causa del caro gasolio non riusciamo ad andare in mare. Chi ha provato a uscire non ha potuto neanche a coprire le spese del carburante». Costo del gasolio massimo di 0.50 euro al litro, fermo biologico facoltativo, per armatori e marittimi: sono alcune delle richieste della marineria italiana al Governo, contenute in un documento stilato al termine dell’incontro svoltosi a Pescara fra armatori e marittimi arrivati da tutta Italia. Infatti, a pesare sulle tasche delle famiglie è soprattutto il caro gasolio: «Il costo è di 1.20 euro al litro ed è insostenibile – commenta Tedeschi -, non possiamo pagarlo più di 0.50 euro altrimenti non guadagniamo niente». Oltre al gasolio, sono diverse le spese a cui le marinerie devono far fronte: «Abbiamo contributi, stipendi da pagare e non riusciamo ad andare in mare. Lo Stato non ci aiuta, ma anche le regioni non intervengono. Dobbiamo ancora avere gli aiuti messi in campo per la pandemia, quelli della cassa integrazione e del fermo 2021. Qui tutto tace». Come detto, sono diverse le richieste di armatori e marittimi inserite nel documento inoltrato al Governo che non riguardano, dunque, soltanto il caro gasolio. L’assemblea ha richiesto anche la cassa integrazione straordinaria e retroattiva dal 1 gennaio 2022 per gli imbarcati e il blocco dei mutui per un anno: «32mila pescatori italiani – spiega Tedeschi – saranno in disoccupazione o in cassa integrazione perché non c’è una soluzione. Quando un peschereccio esce dal porto, spende dagli 800 ai 900 euro al giorno solo di gasolio a cui vanno aggiunte le spese di gestione e i contributi». La soluzione avanzata da qualcuno è quella di aumentare i costi dei prodotti. Ma su questo il presidente non ha dubbi: «Non possiamo farlo, perché gli stipendi delle persone o le pensioni sono sempre quelli: in molti casi i cittadini non riescono neanche a pagare le bollette, quindi non acquisterebbero mai del pesce con rincari sui prezzi». Oltre marinerie c’è un intero indotto che potrebbe pagare le conseguenze di questo fermo. A partire dalle famiglie dei dipendenti, se si calcola che su ogni peschereccio lavorano dalle tre alle otto persone. Ma non solo: «Abbiamo sbarcato tutte le attrezzature da pesca e gli operai sono a terra – sostiene Tedeschi -. Lo Stato sarebbe potuto intervenire abbassando il prezzo del gasolio, invece non l’ha fatto. Fermandosi il settore ittico si blocca anche un intero comparto come le pescherie e le attività di ristorazione». Il Governo ha 15 giorni per dare risposte certe altrimenti, conclude Tedeschi, «ci saranno sbarchi immediati con risarcimenti alle imprese che si fermeranno».

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