Un vero e proprio terremoto politico, un verdetto che va ben oltre le più rosee aspettative della vigilia. Giovanna Bruno, sindaca uscente di Andria e guida della coalizione di centrosinistra, si riconferma alla guida della città della Disfida con una vittoria schiacciante che assume i contorni del plebiscito.
Lo scrutinio è ancora ufficialmente in corso, ma il trend nelle sezioni elettorali andriesi è ormai matematicamente irreversibile: Bruno, sostenuta dalle forze del “campo largo”, ha letteralmente polverizzato la concorrenza volando a una percentuale monstre che supera il 75% dei voti. Un distacco abissale rispetto al candidato dello schieramento di centrodestra, Sabino Napolitano, rimasto schiacciato e isolato intorno al 25% delle preferenze.
L’annuncio della vittoria ha fatto scattare immediatamente i caroselli e la festa nel comitato elettorale della sindaca, dove Bruno ha rilasciato a caldo le sue prime, emozionate dichiarazioni da neo eletta:
«Questa è una delle pagine più belle della storia della nostra città fino a questo momento, ma è solo la prima di tante altre pagine straordinarie che scriveremo insieme. È una data storica per Andria: abbiamo preso in mano una comunità che era politicamente in macerie, che era stata profondamente umiliata nel suo orgoglio e nel suo tessuto sociale, e oggi la risposta dei cittadini è questo incredibile 75 per cento».
Un appello alla minoranza per il futuro della città
Nel momento del trionfo, la prima cittadina ha voluto comunque rivolgere un pensiero e un appello distensivo a quella fetta di elettorato che ha espresso una preferenza per lo schieramento avversario, nell’ottica di una pacificazione sociale necessaria al governo del territorio per i prossimi cinque anni:
«Rispetto il voto di tutti. Spero sinceramente che quel restante 25 per cento di cittadini impari a scommettere sul nostro progetto e capisca che, al di là delle appartenenze partitiche, solo uniti possiamo essere e diventare una grande e solida comunità».
Con la riconferma di Giovanna Bruno, Andria evita le sabbie mobili del ballottaggio e si consegna a un secondo mandato a guida centrosinistra con una forza politica e una legittimazione popolare raramente registrate nella storia recente del capoluogo della Bat.
