Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta sparito nel nulla il 25 aprile del 2025 e ritrovato cadavere quattro giorni dopo in un casolare di Canosa di Puglia, sarebbe stato coinvolto in un tentativo di estorsione, finito con una colluttazione vicino a un bar, il sequestro e l’uccisione. Il giovane sarebbe stato fatto inginocchiare e poi assassinato con cinque colpi esplosi da distanza ravvicinata da due pistole diverse. Il suo corpo sarebbe stato poi bruciato in alcuni copertoni.
È quanto emerso durante le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, coordinate da Eurojust, che hanno portato all’arresto di 14 persone (dieci albanesi e quattro italiane, tra cui quattro donne) accusate, a vario titolo, di omicidio premeditato con l’aggravante del metodo mafioso, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali, riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania.
Le indagini sono iniziate proprio dal delitto di Francesco Diviesti. Tra gli indagati ci sono i tre presunti responsabili dell’assassinio tra cui il presunto autore del delitto: Igli Kamberi, un 41enne albanese che controllava e gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti «con metodo mafioso» a Barletta. Con lui c’erano, al momento del delitto, due italiani, un uomo e una donna di Barletta, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del delitto e «omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza», spiegano gli investigatori.
Proprio dagli accertamenti sul 41enne, gli investigatori hanno poi scoperto «la presenza di un gruppo strutturato con sede in Albania specializzato in riciclaggio di denaro e traffico di droga e che attraverso l’omicidio di Diviesti ha mostrato la ferocia e l’ostentazione della violenza con cui le mafie vogliono produrre assoggettamento», ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Bari, Giuseppe Gatti.
Kamberi, irreperibile dalle ore successive al delitto, era stato poi arrestato in Ungheria per la detenzione di 24 chili di cocaina pura, nell’ambito di un altro procedimento della Procura di Trani. Le misure cautelari odierne sono stati eseguiti in Italia, Albania e Spagna.
«Ucciso per un debito di 300 euro»
Un delitto eseguito seguendo le modalità mafiose «più feroci» che rimandano a un agire criminale «arcaico». Così gli inquirenti, nel corso di una conferenza stampa, hanno definito l’omicidio di Francesco Diviesti. La vittima «è stata fatta inginocchiare e sono stati esplosi 5 colpi da due pistole diverse e poi il corpo è stato bruciato in copertoni come a voler cancellare la memoria e dare un messaggio chiaro a tutti», ha spiegato Daniela Chimienti, della Dda di Bari.
A uccidere Diviesti sono state due persone e il suo delitto arriva dopo una tentata estorsione per un debito da 500 euro, passato poi a 300 con il noleggio di un’auto in favore del principale indagato, il 41enne Igli Kamberi.
«Diviesti contesta il chilometraggio dell’auto noleggiata e questo atteggiamento è interpretato come un’offesa perché così il 26enne ha messo in discussione il ruolo apicale del 41enne, la sua parola. Un’offesa da lavare col sangue secondo il più arcaico linguaggio del potere mafioso», ha spiegato l’aggiunto Giuseppe Gatti, coordinatore della Dda barese.
«La paura resta l’arma più efficace su cui fare leva, e lo conferma una dichiarazione di un amico del 26enne che dopo aver riferito della tentata estorsione e dopo il ritrovamento del cadavere, è tornato dagli inquirenti per ritrattare perché aveva fatto i nomi di persone a suo dire, pericolose», ha continuato Chimienti. La distruzione del cadavere del 26enne è «un messaggio per tutti: chi sbaglia, paga. Col sangue», ha evidenziato il procuratore Roberto Rossi.
