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Da Polignano a Vieste, Santoro: «Il Libro possibile è un’agorà. Ora i grandi temi del presente» – L’INTERVISTA

La direttrice artistica traccia il bilancio del festival e anticipa gli incontri sul Gargano: dalla pace all’IA, dalla giustizia alla letteratura

Da Polignano a Vieste,  Santoro: «Il Libro possibile è un’agorà. Ora i grandi temi del presente» – L’INTERVISTA

Le piazze gremite, la standing ovation per il giornalista palestinese Wael Al Dahdouh, il confronto sui grandi temi del presente e anche qualche momento di dissenso. Archiviata la tappa di Polignano, il Libro Possibile si prepara a trasferirsi a Vieste, dal 21 al 25 luglio, per il terzo atto di un’edizione cominciata a marzo a Londra. La direttrice artistica Rosella Santoro traccia il bilancio del festival e anticipa gli incontri sul Gargano: dalla pace all’IA, dalla giustizia alla letteratura.

Santoro, qual è il primo bilancio della tappa di Polignano? E quale incontro ha restituito meglio il senso del festival?

«Il bilancio è molto positivo, non soltanto per la partecipazione, ma soprattutto per la relazione che si è creata tra autori, relatori e pubblico. È questo ciò che rimane: un confronto stimolante, costruito intorno ai libri e capace di lasciare a ciascuno nuovi spunti di riflessione. È difficile indicare un solo incontro. Ogni ospite, attraverso la propria competenza e sensibilità, ha aggiunto un tassello al tema del “Discorso all’umanità”. Penso all’emozionante standing ovation dedicata a Wael Al Dahdouh, alle riflessioni sull’ambiente di Mario Tozzi, Stefano Mancuso ed Elisa con la Fondazione Lotus, all’attualità con Gianni Riotta, Marco Tronchetti Provera e Lorenzo Tondo, agli incontri sulla criminalità organizzata con Pietro Grasso e Roberto Saviano, tornato a Polignano vent’anni dopo la presentazione di Gomorra. E poi Umberto Galimberti, Alfio Quarteroni, Carlo Cottarelli, Mariangela Pira e i numerosi giornalisti e intellettuali che hanno animato le piazze, tra cui il nuovo direttore di Repubblica, Stefano Cappellini».

Che risposta è arrivata dal pubblico?

«Di grande partecipazione e consapevolezza. Il pubblico si è mostrato informato, attento e partecipe, esprimendo il proprio assenso e, in rari casi, anche il dissenso, sempre in modo civile. Durante l’incontro con Antonio Decaro, il presidente della Regione ha scelto di concedere per alcuni minuti il palco a una rappresentante della protesta. Rispettiamo la sua scelta, ma la linea del Festival resta chiara: la piazza è libera di manifestare, mentre il palco è riservato agli incontri concordati. Preservarne il regolare svolgimento significa tutelare gli autori, il pubblico e la sicurezza. In alcune piazze abbiamo dato spazio anche alle domande degli studenti dei licei coinvolti nei gruppi di lettura. Con le loro curiosità hanno portato agli autori la voce dei più giovani. Per noi è essenziale non limitarci a parlare alle nuove generazioni, ma consentire loro di entrare direttamente nel dibattito. Il Libro Possibile è un festival di cultura che vive nelle piazze, dove il dissenso è legittimo e il dialogo, insieme all’ascolto, rappresenta la nostra missione».

L’evento ha ormai dimensioni considerevoli. Come si conserva l’idea originaria di una cultura accessibile?

«Non amo definirlo una macchina culturale. Preferisco pensarlo come una grande agorà, una piazza di confronto e di costruzione del dialogo. Fin dall’inizio abbiamo voluto sottrarre la cultura ai luoghi consueti per portarla tra le persone. Cerchiamo di coinvolgere pubblici diversi, anche attraverso laboratori, fumetti e incontri rivolti ai lettori più giovani. La cultura deve creare ponti, aprire strade nuove e non chiudersi nelle torri d’avorio. In questa direzione va anche il lavoro degli interpreti LIS, che ha reso gli appuntamenti ancora più inclusivi».

Dal 21 al 25 luglio il festival si trasferirà a Vieste. Sarà la prosecuzione della stessa edizione o un racconto autonomo?

«È un racconto che prosegue. Vieste è la terza tappa di un percorso cominciato a Londra e continuato a Polignano. Porteremo avanti il tema del “Discorso all’umanità”, intrecciandolo con l’identità del Gargano, un territorio prezioso per il suo patrimonio naturale, le sue tradizioni e il forte senso di comunità. Parleremo di pace con monsignor Filippo Santoro e con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che interverrà in collegamento. Un altro importante ospite internazionale, da sempre impegnato nel dialogo e nella pace, sarà Eshkol Nevo. Avremo le lectio di Massimo Recalcati e Nello Cristianini; gli incontri dedicati alla giustizia con Nicola Gratteri e Marta Cartabia; gli approfondimenti sulla sicurezza democratica con Carlo Bonini e Franco Gabrielli; le analisi internazionali di Alessandro Orsini, Sofia Cecinini e del generale Fabio Mini. Saranno inoltre presenti Giuseppe Conte, Antonio Padellaro, Concita De Gregorio, Francesca Barra, Geoff Dyer, Maurizio De Giovanni, Diego De Silva, Annalisa Corrado, Alessandro Sallusti, Luca Palamara, Antonio Pascale, Salvo Noè, Flaminia Bolzan, Massimo Lugli, Giuliano Foschini e Alessio Viola. Dedicheremo spazio anche al Premio Strega e alla letteratura contemporanea, senza trascurare la cronaca giudiziaria, il rapporto tra genitori e figli adolescenti e il ruolo dei social. A chiudere il festival sarà Ditonellapiaga».

In che modo il Festival può contribuire alla promozione di Vieste e del Gargano?

«Con il Libro Possibile la promozione di Vieste comincia già a marzo, a Londra, grazie alla partnership con il Comune guidato dal sindaco Giuseppe Nobiletti, che sostiene il progetto e partecipa alle attività della London Book Fair e agli incontri con gli autori organizzati all’Istituto Italiano di Cultura. L’esposizione mediatica internazionale prende avvio in quella occasione e prosegue a luglio, quando Vieste accoglie nelle sue piazze un pubblico molto numeroso, composto anche da turisti stranieri. Il Festival arricchisce l’offerta della città con una proposta culturale di qualità, creando occasioni di conoscenza, confronto e riflessione. Vieste non deve essere vissuta soltanto attraverso le sue bellezze paesaggistiche e naturalistiche: il binomio tra cultura e turismo può renderla ancora più attrattiva e contribuire a valorizzare l’immagine dell’intero Gargano».