«Ci hai insegnato a lottare e ad affrontare la vita con coraggio. Purtroppo, però, il destino non ti ha dato il tempo di realizzare tutti i tuoi sogni. Perdonami per non essere riuscito a proteggerti». Le parole dello zio Antonio racchiudono il dolore e lo smarrimento per la morte di Valentina Filannino, la 35enne di Barletta deceduta all’ospedale “Dimiccoli” poche ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso.
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta per accertare le cause del decesso e verificare eventuali responsabilità.
Sarà l’autopsia a fornire elementi utili alle indagini, insieme all’esame della documentazione clinica. I fatti risalgono al 29 ottobre. Secondo quanto riferito dai familiari, che hanno presentato denuncia, Valentina si era recata al pronto soccorso lamentando un forte dolore e gonfiore alla gamba sinistra. Nel corso degli accertamenti sarebbe emerso un quadro riconducibile a una tromboembolia polmonare. La giovane donna sarebbe stata poi dimessa con la prescrizione di una terapia domiciliare ma, rientrata a casa della madre, avrebbe perso i sensi mentre saliva le scale. Trasferita d’urgenza in Rianimazione, nello stesso ospedale, è morta dopo ventidue ore di ricovero.
Valentina aveva compiuto 35 anni appena una settimana prima. Si era laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione lo scorso anno, aveva preso casa e guardava avanti con l’entusiasmo di chi sente di essere finalmente sulla strada dei propri progetti. Un percorso spezzato troppo presto, che adesso riaffiora nei ricordi di familiari e amici, affidati a parole cariche di affetto e incredulità.
Tra le testimonianze più intense c’è quella della cugina Angela, che ripercorre un legame nato nell’infanzia e cresciuto nel tempo: «In ogni posto in cui ha messo piede è sempre riuscita a farsi amare. Sono stata fortunata ad averla nella mia vita sin da quando ero bambina. Continuerò a mettere al primo posto l’amore, proprio come faceva lei. Da Valentina ho imparato a donarlo, a condividerlo e a lasciarne un po’ ovunque». Al dolore si affianca la richiesta di verità.
Il cognato Nicola assicura che non si fermerà: «Combatterò con tutte le mie forze affinché possa avere la giustizia che merita». Rita, amica e compagna di università, ricorda invece le difficoltà vissute insieme e quel domani che avevano immaginato di condividere: «Unite abbiamo affrontato tanti ostacoli, continuando a guardare verso un futuro che, purtroppo, Valentina non potrà più vivere». E poi, la promessa: «Non smetterò mai di lottare per lei».
