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Andria, l’ultimo saluto a Laura Procacci: «La sua vita intrisa di altruismo e volontariato»

Monsignor Mansi ha rivolto un ricordo accorato anche agli altri tre militari caduti nella medesima tragedia: i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e il tenente Franco Adriano Zecchillo

Andria, l’ultimo saluto a Laura Procacci: «La sua vita intrisa di altruismo e volontariato»

Il feretro avvolto nel tricolore, portato a spalla dai commilitoni tra il dolore dei familiari e la vicinanza delle massime autorità civili e militari. Si sono celebrati questo pomeriggio, nel Santuario della Madonna dei Miracoli ad Andria, i funerali di Laura Procacci, la 32enne sergente maggiore del Corpo militare della Croce Rossa Italiana morta giovedì scorso nello schianto dell’elicottero in Bosnia-Erzegovina. Per la giornata delle esequie, sia ad Andria sia a Canosa di Puglia – comune in cui risiede la famiglia della giovane – è stato proclamato il lutto cittadino.

A presiedere il solenne rito funebre è stato il vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi. Sulla bara, posizionata a pochi passi dalla madre, dal padre e dalle due sorelle strette in un abbraccio, è stata collocata una fotografia di Laura sorridente in divisa. Durante la toccante omelia, il presule ha voluto rendere omaggio alla profonda vocazione di servizio della giovane: «Laura non ha sprecato la sua giovinezza nell’egoismo o nell’indifferenza. La sua è stata una vita intrisa di volontariato, di premura costante verso il prossimo e di disponibilità a servire».

Nel suo discorso, Monsignor Mansi ha rivolto un ricordo accorato anche agli altri tre militari caduti nella medesima tragedia – i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e il tenente Franco Adriano Zecchillo –, sottolineando il valore universale del loro operato. «Il loro sacrificio – ha concluso il vescovo – ci ricorda con forza quanto sia prezioso e fragile il bene della pace. In un mondo segnato da conflitti, il lavoro silenzioso di chi indossa un’uniforme per recare soccorso, curare le ferite e portare stabilità è un pilastro fondamentale dell’umanità. La pace è un cantiere aperto che richiede dedizione, abnegazione e talvolta il dono della vita stessa».