Ammonta a oltre 100mila euro il valore della truffa messa a segno ai danni di compagnie assicurative attraverso l’attestazione di falsi incidenti stradali.
A scoprirlo sono stati i carabinieri di Andria che hanno arrestato sei persone – due militari dell’Arma, due medici e due avvocati – nell’ambito di un’inchiesta che ha portato alla denuncia di altri 26 indagati che, a vario titolo, rispondono di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.
Degli arrestati, cinque sono finiti in carcere mentre uno dei medici coinvolti è stato posto ai domiciliari.
Sono 12 i falsi incidenti stradali accertati nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani mentre altri 20 sono al vaglio degli inquirenti perché dal controllo di denunce e documentazioni presentate emergerebbero delle incongruenze.
Gli indagati, per gli investigatori, avrebbero messo in piedi «un sistema di falsificazione di sinistri stradali» utile alla creazione di «pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi», si legge in una nota in cui si spiega che gli accertamenti si sono concentrati nel periodo compreso tra ottobre 2024 e il marzo successivo quando sarebbero stati predisposti «atti di polizia giudiziaria e documentazione sanitaria» che avrebbero attestato incidenti stradali che, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbero mai avvenuti o sarebbero stati descritti «in modo non corrispondente al vero».
In più casi, gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia e cittadini stranieri, specie di origini rumene, come controparti: nella gran parte dei casi si tratta di conducenti di mezzi immatricolati per lo più in Romania e Bulgaria.
Degli indagati, gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di «certificazioni sanitarie, prognosi e attestazioni di invalidità non correlate a effettive condizioni cliniche, ma funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento» rilasciate dai medici coinvolti.
I carabinieri indagati invece, avrebbero invece fornito «false annotazioni di servizio» con cui sarebbero stati attribuiti «attendibilità e credibilità ai falsi incidenti». Come accaduto in due incidenti in realtà mai accaduti a Canosa di Puglia. Il primo risale al 30 gennaio 2023 quando le due persone coinvolte erano in Romania ma contemporaneamente risultavano nel pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola per poi sottoscrivere il modulo di constatazione amichevole con la controparte. Il secondo, risale al 16 ottobre 2023 con uno dei veicoli coinvolti con targa rumena che era all’estero e non in Puglia. In altri degli episodi contestati dall’accusa, è emerso che dall’analisi dei report di traffico telefonico dei cellulari degli indagati e dei tracciati Gps dei veicoli coinvolti, risultavano essere in luoghi completamente diversi, da quello dove falsamente attestato l’incidente.
