Si aprono le porte del carcere di Turi per Vito Lorusso, ex primario di Oncologia medica dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Il Tribunale di Sorveglianza ha infatti accolto la richiesta presentata dai suoi legali, gli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, concedendo al medico la misura degli arresti domiciliari.
Lorusso stava scontando una pena di cinque anni di reclusione (frutto di un patteggiamento) per i reati di concussione e peculato. Negli anni, approfittando della sua posizione e della vulnerabilità dei malati, l’ex primario aveva preteso e incassato denaro dai pazienti oncologici per visite, ricoveri e per accelerare le pratiche burocratiche. Soldi intascati anche quando, per le gravi condizioni cliniche dei pazienti, quelle prestazioni avrebbero dovuto essere erogate in via del tutto gratuita. L’arresto in flagranza, che destò profondo sdegno nell’opinione pubblica, scattò nel luglio del 2023, proprio mentre riceveva contanti da un assistito.
Le motivazioni dei giudici
Alla base della decisione del Tribunale di Sorveglianza c’è la valutazione del percorso riabilitativo intrapreso dall’ex primario dietro le sbarre. Secondo i giudici, Lorusso avrebbe messo «in discussione in modo più sincero e critico le proprie scelte e i valori che le hanno sostenute», mostrando oggi una «maggiore consapevolezza circa la gravità dei reati commessi e delle relative conseguenze sulle vittime».
Un cambiamento giudicato autentico, rispetto a quanto rilevato in un primo momento, quando il medico aveva mostrato «atteggiamenti più compiacenti e superficiali verosimilmente funzionali all’ottenimento dei benefici». Decisiva è stata la sua condotta carceraria, che «non ha dato adito a rilievi»: Lorusso ha completato un percorso di giustizia riparativa collaborando con la cooperativa barese “Crisi”, si è iscritto alla facoltà universitaria del Dams e ha partecipato attivamente a laboratori di scrittura, poesia e giornalismo. Il medico ha inoltre già provveduto a risarcire i pazienti truffati, e la Corte dei Conti lo ha recentemente condannato a versare circa 450mila euro nelle casse dell’Oncologico.
L’uscita dal carcere non chiude però i conti dell’ex primario con la giustizia. Oltre ad aver patteggiato una multa di 4.240 euro in un’inchiesta parallela sui farmaci rubati dall’ospedale, Lorusso deve affrontare un’accusa ancora più pesante: concorso in scambio elettorale politico-mafioso. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari, il medico avrebbe sfruttato la sua posizione (essendo il medico curante del nipote del boss di Japigia, “Savinuccio” Parisi) per stringere un patto con i clan e favorire, nel 2019, l’elezione al Consiglio comunale di Bari della figlia Maria Carmen Lorusso.










