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Santeramo in Colle, in paese è allarme per il possibile stop alla carne equina: «Danni per la filiera»

La proposta di legge per vietare la macellazione della carne di cavallo tiene banco a Santeramo e cresce la preoccupazione. In una recente nota l’amministrazione comunale ha espresso apprensione per «una proposta di legge che, in modo sconsiderato, non tiene conto delle gravi ricadute economiche che potrebbero aversi sul nostro territorio: cancellare con un colpo…
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La proposta di legge per vietare la macellazione della carne di cavallo tiene banco a Santeramo e cresce la preoccupazione. In una recente nota l’amministrazione comunale ha espresso apprensione per «una proposta di legge che, in modo sconsiderato, non tiene conto delle gravi ricadute economiche che potrebbero aversi sul nostro territorio: cancellare con un colpo di mano un settore fortemente radicato, ormai divenuto tradizione locale da anni, apprezzato a livello nazionale e non solo, significa creare un danno all’economia di un territorio e a tutta la filiera ad essa collegata».

In Puglia, ma anche in altre regioni italiane allevatori e macellai promettono barricate. I dati dell’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2023 di Crea e Istat indicano per il comparto equino una produzione annua di circa 40.000 tonnellate, per un valore di 110 milioni di euro. I dati più recenti dell’inizio del 2026, tuttavia, confermano che il settore è già in fase di declino. Se nel 2012 i capi macellati in Italia erano oltre 4000, nel 2025 la cifra si è dimezzata, scendendo a circa 2000 unità.

Questa riduzione drastica dimostra un progressivo disinteresse dei consumatori, nonostante rimangano alcune zone dove la pratica è ancora radicata, come appunto in Puglia ma anche in Emilia-Romagna e Veneto, che insieme coprono oltre il 60% delle macellazioni residue. A gettare acqua sul fuoco è stata nei giorni scorsi la senatrice di Fratelli d’Italia, Maria Nocco che pur condividendo il principio del benessere animale, con il riconoscimento di cavalli e asini tra gli animali da affezione e quindi non più destinati alla macellazione, sostiene l’urgenza di salvaguardare un intero comparto.

“Vietare in Italia non significa automaticamente ‘far sparire’ la carne equina dai consumi, spiega la senatrice santermana, significa, più realisticamente, spostare la produzione altrove e aprire la strada a maggiori importazioni, con danno per la nostra filiera”. Per l’amministrazione comunale «un divieto così categorico aprirebbe le porte a pratiche di macellazione illegale».

Di qui la richiesta avanza da palazzo di città e da tanti altri esponenti politici a ritirale la proposta di legge avviando «un confronto diretto con gli operatori del settore, che premette una conoscenza più attenta dei territori per elaborare congiuntamente azioni volte a tutelare l’animale, senza stravolgere o azzerare ambiti economici consolidati e ampiamente monitorati.

Ogni decisione, si legge a conclusione della nota, non va mai presa di imperio, ma deve essere l’esito di un bilanciamento armonico di interessi legittimi». La riforma, tuttavia, prevede l’istituzione di un fondo per la riconversione degli allevamenti, con una dotazione di 6 milioni di euro per il triennio 2025- 2027. Nel frattempo l’eurodeputato Michele Picaro ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea sulla compatibilità della proposta di legge italiana che vieterebbe la carne equina.

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