Un duro atto d’accusa in difesa del Servizio Sanitario Nazionale. Rosy Bindi, già ministra della Sanità e “madre” della riforma del 1999, è tornata a parlare a Bari in occasione delle celebrazioni per i trent’anni dalla trasformazione del Policlinico in azienda ospedaliero-universitaria. Durante la sua lectio magistralis, l’ex ministra ha dipinto un quadro preoccupante dello stato attuale della salute pubblica in Italia.
Il rischio del sistema misto
«La sanità pubblica è oggi in grande difficoltà e non vedo la volontà di risolvere i problemi», ha esordito Bindi. Secondo l’ex esponente del governo, lo stallo attuale nasconderebbe un disegno preciso: «Si lasciano le cose come stanno perché l’obiettivo, forse, è cambiare sistema, traghettandolo verso un modello misto-assicurativo». Un passaggio che, per Bindi, rappresenterebbe la fine dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla cura: «Se entrano in gioco le assicurazioni, scatta il principio della selezione delle malattie e dei malati. Ma se la salute è un diritto fondamentale, come recita l’Articolo 32 della Costituzione, il sistema deve restare universalistico e garantire tutto a tutti, senza distinzioni».
Il Policlinico di Bari: trent’anni di autonomia
L’intervento ha fatto da cornice a un anniversario storico per la sanità pugliese. Il direttore generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce, ha ricordato il percorso iniziato il primo maggio 1996, quando la struttura divenne azienda autonoma. «A trent’anni da quella svolta – ha sottolineato Sanguedolce – sappiamo che i parametri di efficienza e sostenibilità non possono viaggiare separati dalla qualità delle cure e dalla capacità reale di garantire il diritto universale alla salute».
L’evento ha ribadito la centralità del Policlinico di Bari come presidio pubblico d’eccellenza, proprio mentre il dibattito nazionale si infiamma sul futuro del finanziamento della sanità e sul rischio di una deriva privatistica che, secondo Bindi, minerebbe le basi stesse della coesione sociale italiana.