Preso atto del risultato delle urne, il vice presidente dei penalisti baresi, Filippo Castellaneta, esponente della campagna referendaria per il «sì», non si demoralizza e pensa al futuro.
Secondo lei per quale ragione ha perso il fronte del «sì»?
«Direi che ci sono state una serie di concause. I messaggi forti, ma non veritieri, del fronte del “no” hanno creato allarmismo ingiustificato e intercettato consenso saldatosi con gruppi politici apertamente ostili a questo Governo che ha proposto la riforma. Peccato, perché l’impegno della Camera penale era e rimane sui principi. Perseguiamo il giusto processo e la separazione delle carriere è un passaggio per attuarlo. Prima o poi accadrà. Speravamo accadesse ora».
Si apre una questione politica intorno a questo risultato referendario?
«La questione politica non interessa all’Unione della Camere penali italiane. Il nostro è un percorso riformista perenne che prosegue nonostante battute d’arresto come questa. Certo, bisogna tenere presente due cose e cioè che Anm ormai è un soggetto politico e che, comunque, il 46 per cento dei votanti vuole una riforma della giustizia».
Cosa non ha funzionato nella campagna del «sì»?
«Difficile fare una campagna su un problema tecnico giuridico. La gente apprezza i messaggi semplici, ma non era facile farlo senza scadere nel tecnicismo. La trasversalità dei riformisti della giustizia era e rimane un valore da rinsaldare».










