La storia dell’oleodotto che dovrebbe portare biocombustibile dalle navi cisterna da 35mila tonnellate ai 21 serbatoi da 4200 metri cubi ciascuno, già in fase di realizzazione nel sito industriale di Marseglia, grazie a una procedura Zes, rischia di assumere i toni di una farsa. Se non fosse invece una questione di fondamentale importanza per la città di Monopoli. Ma la marcia indietro dell’amministrazione di centrodestra guidata da Angelo Annese che in un primo momento si era detta favorevole all’intero progetto, suscita molte perplessità.
Il 28 agosto il Comune di Monopoli ha trasmesso agli enti competenti un parere favorevole sul progetto dell’oleodotto, del campo boe e dei collegamenti sottomarini e terrestri. Poi monta la protesta popolare e il comitato «Salviamo Monopoli e il mare» indice un’assemblea cittadina per il 17 prossimo e raccoglie ben 4mila firme.
Il sindaco convoca una riunione di maggioranza, evidentemente perché all’interno non c’è affatto unanimità e subito dopo la conferenza stampa in cui dichiara il no dell’amministrazione al progetto. Dal Pd fanno notare che il cambio di posizione è politico e non supportato, almeno per ora da atti amministrativi. E lo stesso Pd e Avs annunciano battaglia anche in Parlamento. Monopoli è una città che da 20 anni ha puntato e investito molto nel settore turistico e l’idea di un oleodotto che per 500 metri dal porto si inoltra in mare verso un campo boe per navi cisterna di biocarburanti, oli vegetali e derivati, con sealine e pipeline interrate di collegamento al deposito costiero nella zona industriale, non fa certo dormire sonni tranquilli a operatori turistici e residenti.
Marco Lacarra (Pd) che ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture parla di «un’opera che cambierebbe il volto del mare e della città di Monopoli, e non può essere decisa a pezzi, lontano dagli occhi e dalle opinioni dei cittadini. I serbatoi sono già in costruzione con un’autorizzazione ottenuta per conto suo, mentre le opere a mare vengono valutate in un procedimento separato ancora aperto. Ma si tratta di un unico impianto: va valutato per intero, tenendo in conto tutti i suoi effetti». Lacarra chiede al Governo un’inchiesta pubblica. «i punti rimasti in ombra sono: le emissioni delle navi, che nei conti del proponente semplicemente non compaiono; i rischi per la salute; i controlli sulle acque di scarico delle navi; gli effetti reali sull’occupazione, a partire dagli autotrasportatori». Anche Sinistra italiana si schiera contro il progetto Sinistra italiana si schiera contro il progetto. Lo rende noto in una nota il segretario di Si provincia di Bari Mimmo Ferrante, che annuncia di aver portato il tema «in Parlamento, mediante un’interpellanza, depositata dall’onorevole Elisabetta Piccolotti».
Ieri sera è giunta anche la nota della società Magazzini Generali Italiani del Gruppo Marseglia, che si dice disponibile ad approfondire, nelle sedi competenti, ogni profilo tecnico e ambientale relativo al progetto, alle alternative, alle misure di prevenzione e mitigazione, al monitoraggio e alla tutela del territorio e del mare». La società inoltre, «ritiene che il progetto possa contribuire alla razionalizzazione della logistica dei biocarburanti e degli oli vegetali e alla riduzione del trasporto stradale pesante, con potenziali ricadute positive sul traffico, sulla sicurezza della circolazione e sulle emissioni».
