I 122 milioni di euro che gli ex vertici della Banca Popolare di Bari sono stati condannati a rimborsare all’istituto non devono restare alla banca, ma tornare agli azionisti che hanno visto azzerarsi i risparmi di una vita. È questa la rivendicazione centrale di Saverio Daddario, presidente del Comitato indipendente Azionisti Bpb, che torna a chiedere giustizia per migliaia di piccoli soci, molti dei quali anziani e con il concreto rischio di non vedere mai gli effetti delle sentenze future a causa delle tempistiche della giustizia. «Parliamo di 122 milioni che dovrebbero versare i condannati – spiega Daddario – tra i quali anche Marco e Gianluca Jacobini, che insieme devono rifondere 109 milioni. Erano tutti parte della governance dell’epoca».
Una causa avviata dai commissari quando l’istituto era ancora «Banca Popolare di Bari» e operava come società a responsabilità limitata. Un passaggio giudiziario che, secondo il Comitato, si intreccia con le successive trasformazioni societarie che hanno inciso pesantemente sui diritti patrimoniali degli azionisti.
Il valore delle azioni
Nel frattempo, il valore delle azioni è crollato: dai 9,80 euro iniziali ai 7,50 del 2016, fino ai 2,35 euro. A quel punto molti soci hanno chiesto il rimborso, senza ottenerlo. «Le azioni non erano più liquide, non erano quotate in Borsa ma scambiate su un mercato secondario. L’unico modo per recuperare qualcosa era trovare un acquirente. Ma chi si comprava le azioni della Popolare di Bari? Nessuno».
Durante il commissariamento, la banca ha smesso di convertire le azioni in denaro, congelando di fatto i risparmi. Con il salvataggio da parte del Fondo interbancario e dello Stato, infatti, la banca è passata da srl a società per azioni. «In quel momento – ricostruisce Daddario – il piccolo patrimonio che c’era è stato ulteriormente diluito, con un numero enorme di azioni che sono poi arrivate a valere sei centesimi. Gli azionisti sono passati dall’avere la maggioranza al possesso di appena il 3 per cento».
Da qui la convinzione che quelle risorse, oggi oggetto delle condanne, appartengano in realtà ai soci. Un meccanismo già visto, secondo Daddario, anche con l’operazione Amco del 2020, quando l’operatore pubblico ha acquistato due miliardi di crediti deteriorati per 500 milioni di euro. «Quei soldi sono stati dati alla banca – afferma – ma facevano parte del patrimonio degli azionisti. Dovevano essere nostri». Un altro elemento che Daddario considera decisivo è il coinvolgimento della società di revisione PwC. «Hanno approvato bilanci che poi si sono rivelati falsi. Finalmente c’è una sentenza che arriva a coinvolgere anche questo livello di responsabilità».
I risparmi di una vita
Le storie dietro i numeri raccontano un’emergenza sociale. «C’è chi ha perso mille o duemila euro e non ha fatto causa. Ma ci sono altri che hanno subito danni da duecento o trecentomila euro. Io ho 77 anni, molti hanno superato gli 80. Rischiamo di non vedere mai una sentenza definitiva. Io questo problema non lo voglio lasciare ai miei figli». A sostegno degli azionisti è intervenuto anche il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco, che ha chiesto un’iniziativa legislativa per equiparare i soci della Popolare di Bari ai risparmiatori delle banche venete, già indennizzati attraverso il Fir. «C’è bisogno – ha detto – che tutti i parlamentari meridionali lavorino insieme per favorire una legge di giustizia ed equità».










