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Pensioni, lo sfogo di una ex insegnante barese: «La mia lotta per arrivare a fine mese»

Maria Cipresso spiega con le lacrime agli occhi: «Prima riuscivo a comprare la frutta a chili, ora invece la prendo a pezzi»

Pensioni, lo sfogo di una ex insegnante barese: «La mia lotta per arrivare a fine mese»
Un’anziana signora al supermercato (foto di repertorio)

«Sono un’insegnante in pensione, percepisco 1.700 euro al mese e mi ritengo persino fortunata. Ma con tutte le spese che continuano ad aumentare, arrivare alla fine del mese è diventata una corsa a ostacoli». Marisa Cipresso vive a Bari e affida all’Edicola uno sfogo dai toni fermi, senza nascondere la preoccupazione per un presente sempre più difficile da affrontare.

«Le spese di casa sono ormai insostenibili: luce, acqua, gas, senza contare quello che serve per mangiare. Anche il condominio aumenta continuamente e capita di dover pagare conguagli di 500 euro». Una somma che pesa su un bilancio già messo alla prova dai rincari e costringe a rivedere anche le abitudini più semplici. Marisa punta il dito contro un sistema che, a suo giudizio, ha abbandonato gli anziani. «Prima i sindacati ci tutelavano. Ora non più. E lo stesso vale per i partiti, che sono inesistenti».

La difficoltà non riguarda soltanto le bollette. Si fa sentire ogni giorno, dalla spesa al supermercato fino alla necessità di curarsi. «Una volta compravo la frutta a peso, adesso la compro a numero: due mele, tre banane e così via. Non si può sprecare nulla. E poi ci sono le visite mediche. Cerco di evitare il privato, ma con il pubblico è praticamente impossibile».

Anche ciò che prima rappresentava un piacere, oggi è diventato un lusso da mettere da parte. «Mi è sempre piaciuto viaggiare e un tempo potevo permettermi qualche viaggio. Adesso non più. Da qualche anno si vive cercando di risparmiare su tutto, con affanno e angoscia».

Eppure, nonostante le difficoltà, Marisa cerca di dare una mano anche ai nipoti. «Ne ho due: uno vive a Bari, l’altro all’estero. Sono entrambi alla ricerca di un lavoro e li sostengo come posso». Il suo racconto si chiude con una riflessione amara sulla distanza tra cittadini e politica. «La gente non andrà a votare. Non si sente rappresentata né dalla destra né dalla sinistra».