Restano in cella i tre presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne esponente del clan Strisciuglio freddato lo scorso 19 aprile all’interno della discoteca “Divine Club” di Bisceglie. I gip di Bari e Trani hanno convalidato il fermo per Dylan Capriati, Nicola Morelli e Aldo Lagioia, i tre giovani finiti in manette martedì scorso nel corso del maxiblitz che ha colpito i vertici della malavita barese.
Un elemento chiave che ha portato alla conferma della misura cautelare riguarda il comportamento degli indagati subito dopo il delitto. Secondo quanto scritto dal gip di Bari, Giuseppe Ronzino, le abitudini “personali e territoriali” dei tre avrebbero subito un mutamento radicale. In particolare, Dylan Capriati era diventato ufficialmente irreperibile, scomparendo dai luoghi della città vecchia dove era stato ripetutamente controllato in passato: un chiaro segnale, per gli inquirenti, del tentativo di sottrarsi alle indagini.
«Indifferenza per la vita umana»
Nelle ordinanze di convalida (firmate da Ronzino per Capriati e Morelli, e dalla gip di Trani Marina Chiddo per Lagioia) emerge un ritratto inquietante dei presunti killer. Il giudice sottolinea l’indole violenta e la “spavalda ostentazione” delle armi, utilizzate in un locale notturno affollato con il rischio concreto di provocare una strage tra i numerosi avventori presenti. Il ricorso alla violenza armata contro un rivale in un luogo pubblico manifesta, si legge negli atti, «una personalità avulsa dalle comuni regole di convivenza sociale ed irrispettosa dell’incolumità altrui».
La dinamica del delitto
L’omicidio di Scavo è inquadrato dagli inquirenti come una sanguinosa ritorsione del clan Capriati per l’assassinio di Raffaele “Lello” Capriati, avvenuto lo scorso primo aprile. Secondo la ricostruzione balistica e testimoniale:
- L’incontro: Gli indagati avrebbero incrociato Scavo all’esterno del locale, puntandogli contro una pistola.
- L’esecuzione: Capriati e Lagioia avrebbero poi inseguito la vittima fin dentro la discoteca. Entrambi avrebbero fatto fuoco, ma solo un proiettile ha centrato Scavo alla base del collo, uccidendolo sul colpo.
- La fuga: Dopo lo sparo, i due presunti sicari si sarebbero allontanati a bordo di una Lancia Y, mentre Morelli (ritenuto presente ma non armato) sarebbe rientrato a casa autonomamente.
La pericolosità dei soggetti, conclude il gip, non può essere contenuta se non con la massima misura restrittiva, non potendo lo Stato affidarsi alla loro “autodisciplina”.









