Resta dietro le sbarre Francesco Di Vittorio, il ventiduenne di Modugno fermato all’alba di ieri con la pesante accusa di concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e concorso in detenzione illegale di armi. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha convalidato il fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed emesso contestualmente un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il giovane è ritenuto dagli inquirenti il quarto uomo del commando entrato in azione nelle prime ore dello scorso 19 aprile all’interno della discoteca “Divine Club” di Bisceglie, notte in cui fu barbaramente assassinato il 43enne barese Filippo Scavo. Secondo la ricostruzione della DDA, Di Vittorio avrebbe svolto un ruolo logistico cruciale, aprendo la porta di sicurezza del locale (il varco “D”) per consentire il reingresso dei presunti autori materiali dell’agguato, Dylan Capriati e Aldo Lagioia (entrambi arrestati lo scorso 5 maggio insieme al complice Nicola Morelli).
«Ho solo aperto dopo aver sentito bussare»
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina, il 22enne – assistito dal suo legale, l’avvocato Nicola Quaranta – ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice, decidendo tuttavia di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee per fornire la propria versione dei fatti e alleggerire la propria posizione.
Di Vittorio ha ammesso l’episodio del varco, spiegando di aver effettivamente aperto la porta in ferro della discoteca, ma solo dopo aver sentito qualcuno bussare con insistenza dall’esterno. Il giovane ha fermamente preso le distanze dal piano di sangue, asserendo di non essere assolutamente a conoscenza delle intenzioni omicide del gruppo, di non aver assistito ad alcuna lite precedente tra la vittima e i presunti assassini e di ignorare che questi ultimi fossero armati. Il ventiduenne ha infine raccontato che, una volta avvertiti i colpi di pistola all’interno della pista da ballo, sarebbe fuggito in preda al panico verso la propria vettura, caricando a bordo e portando con sé durante la fuga Dylan Capriati, lo stesso soggetto con cui era arrivato nel locale all’inizio della serata. Una ricostruzione difensiva che, per il momento, non ha convinto il gip, intenzionato a mantenere la massima misura cautelare per il rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
