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Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo al Libro possibile, Rifondazione comunista: «Inconcepibile»

Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo al Libro possibile, Rifondazione comunista: «Inconcepibile»

È polemica sulla partecipazione dello scrittore israeliano Eshkol Nevo alla prossima edizione de “Il libro possibile“, in programma tra Polignano a Mare e Vieste a fine luglio.

Nevo presenterà il suo libro “Nostalgia” ma, a pochi giorni dalla presentazione della kermesse culturale, è Rifondazione comunista – in una nota firmata dai segretari regionale pugliese Sabino De Razza, della provincia di Bari Gigi Liantonio, e dalla professoressa Laura Marchetti, docente universitaria, ecopacifista – per la quale «è inconcepibile che la prossima edizione del Libro Possibile, una delle più grandi manifestazioni culturali pugliesi, sostenuta economicamente anche dalla Regione, ospiti e veicoli fra le sue celebrità, lo scrittore israeliano Eshkol Nevo e il suo libro “Nostalgia”».

Nevo, sottolineano da Rifondazione comunista, «ha sempre vissuto a Jerusalem e viene da una famiglia profondamente inserita nella storia politica e culturale israeliana: suo nonno era Levi Eshkol, primo ministro di Israele negli anni Sessanta. La sua posizione politica può essere definita liberale ma è tutta interna al sionismo laico».

Per De Razza, Liantonio e Marchetti, Eshkol «non ha mai messo in discussione le modalità di costituzione dello Stato di Israele, le invasioni dei coloni, la militarizzazione invasiva. È critico verso l’attuale politica di Netanyau – aggiungono – per quanto riguarda la cattiva gestione verso gli ostaggi israeliani dopo l’attacco del 7 ottobre, ma non ha mai condannato il genocidio di Gaza, la strage dei bambini».

Per questo in una lettera agli organizzatori del festival e al sindaco di Polignano, chiedono l’esclusione dello scrittore dall’evento che si terrà a Polignano e a Vieste il prossimo luglio.

«Nessuno può essere complice in nome della neutralità della cultura. La cultura – aggiungono – non è mai neutra e lo ricordano i tanti intellettuali e scrittori che in Italia lasciarono i loro libri e i loro studi per andare a fare, da partigiani, la resistenza contro i fascisti e i nazisti. Riteniamo perciò, con responsabilità, che un atto concreto di solidarietà al popolo palestinese debba comportare un atto concreto di isolamento di Israele e dei suoi espliciti o impliciti sostenitori».