Avrà anche chiesto scusa per la battuta infelice pronunciata nei confronti della segretaria nazionale del Partito democratico, Elly Schlein, ma a Monopoli non si sopisce la polemica politica che questa volta ha visto al centro il presidente del Consiglio comunale, Aldo Zazzera.
Invitare la segretaria di un partito a dedicarsi alla cucina e a fare le polpette invece di partecipare al Pride è una frase detta non certo in un contesto di amici davanti a un bicchiere di vino o di birra, ma è un post pubblico di un profilo social di un personaggio pubblico e così non è bastata la figuraccia rimediata il 25 aprile scorso dal vice presidente del Consiglio Scisci, che aveva scritto di non aver nulla da festeggiare nel giorno della Liberazione e aveva accompagnato il post con il sottofondo musicale della canzone fascista «Faccetta nera».
Ebbene questa volta aconquistare la scena è stato Zazzera. E sono le donne del Pd di Monopoli a rimarcare la gravità di quanto accaduto. «Ci sono frasi che dicono molto più di mille discorsi ufficiali. È accaduto quando il Presidente del Consiglio comunale Aldo Zazzera ha suggerito alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che avrebbe fatto meglio a restare a casa «a fare due polpette al sugo». Non è una battuta. È una visione». Ed è proprio questo che accomuna l’opposizione e gran parte dell’opinione pubblica cittadina.
Quella frase è la punta di un iceberg di una visione sessista e patriarcale. «Dietro quelle parole – si legge nella nota pubblicata sui social – riaffiora un’idea che pensavamo confinata ai libri di storia: quella che vorrebbe le donne ai fornelli e lontane dai luoghi della parola e delle responsabilità. Un messaggio che non riguarda soltanto una leader politica nazionale, ma tutte le donne che lavorano, studiano, amministrano e partecipano alla vita pubblica. Colpisce ancora di più il contesto in cui quelle parole sono state pronunciate: sotto un post dedicato al Pride, una manifestazione che rivendica diritti, libertà e rispetto delle differenze. Un dettaglio che rende ancora più evidente il fastidio verso chi si batte per una società più aperta e inclusiva. Le battute sulle “polpette” – si legge ancora – non rimpiccioliscono le donne, ma chi le pronuncia. E una domanda la rivolgiamo alle assessore e alle consigliere della maggioranza: ritengono davvero che tutto questo possa essere liquidato come una battuta? Perché su questi temi il silenzio rischia di trasformarsi in assenso. Il tempo in cui alle donne veniva imposto quale fosse il loro posto è finito. Il posto delle donne lo scelgono le donne stesse. A testa alta».
