È tornato libero la vigilia di capodanno. La scarcerazione di Francesco Devito, detto «u russ», segna un passaggio cruciale nell’inchiesta sul presunto intreccio tra politica e criminalità organizzata a Modugno. Il 58enne è tornato in libertà su decisione del Tribunale del Riesame di Bari, presieduto dal giudice Giovanni Anglana che ha accolto le tesi difensive ritenendo carente il quadro indiziario alla base della custodia cautelare.
La testi della difesa
In particolare, secondo i giudici, come sostenuto dalla difesa, l’identificazione di Devito non poteva dirsi grave, precisa e univoca, come invece sostenuto dall’accusa.
L’inchiesta madre
Devito era stato arrestato nell’ambito della più ampia indagine che aveva portato in carcere l’ex assessore alle Attività produttive del Comune di Modugno, Antonio Lopez, e all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Nicola Bonasia.
Secondo gli investigatori, entrambi avrebbero intrattenuto rapporti con esponenti del clan Parisi per ottenere sostegno elettorale alle amministrative del 2020, promettendo in cambio assunzioni e favori a soggetti vicini all’organizzazione mafiosa in aziende operanti con il Comune.
Nel corso delle indagini, i militari della Guardia di finanza avevano intercettato alcune conversazioni telefoniche di Michele Parisi, fratello deceduto del boss Savinuccio. In quelle telefonate Parisi faceva riferimento a un’azione di recupero crediti nel settore agricolo della Capitanata, parlando della necessità di coinvolgere «un giovane, chiamato «u russ», ritenuto adatto a portare a termine l’intimidazione ai danni di un agricoltore foggiano. Sulla base di questo riferimento, gli inquirenti avevano individuato in Francesco Devito il soggetto indicato nelle intercettazioni, ritenendo che il soprannome coincidesse con quello con cui l’uomo era conosciuto in determinati ambienti criminali.
L’incongruenza
Una ricostruzione che, però, non ha retto al vaglio del Riesame. L’avvocato Piero De Paola ha dimostrato come l’appellativo «u russ» sia tutt’altro che univoco, essendo attribuito a più soggetti noti negli ambienti malvitosi, e come Devito, per ragioni anagrafiche, non potesse essere definito «giovane».
Ma non solo. La difesa ha evidenziato un’ulteriore contraddizione investigativa: se, come sostenuto in altri procedimenti dagli stessi inquirenti, Devito e Michele Parisi appartenevano allo stesso clan mafioso e si conoscevano da tempo, non vi sarebbe stato alcun motivo per chiedere informazioni sulla sua presunta «professionalità» criminale. Un elemento che ha inciso in maniera decisiva sulla valutazione della tenuta indiziaria.
La decisione del Tribunale del Riesame rappresenta un colpo significativo al cosiddetto filone «militare» dell’inchiesta, che appare ora meno solido rispetto alle ipotesi iniziali.
Gli sviluppi
Nei prossimi giorni non si escludono ulteriori sviluppi, in un quadro giudiziario che resta complesso e in continua evoluzione.










