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Liste d’attesa, denuncia a Bari: «Fino a 18 mesi per una visita. La situazione è ormai fuori controllo»

Per alcune prestazioni sanitarie classificate come programmabili, con priorità «P», si arriverebbe ad attese fino a 18 mesi nella provincia di Bari. È la denuncia dell’associazione Cas Art. 32, che punta il dito contro i tempi della Asl e il sistema delle liste d’attesa, definito «ormai fuori controllo». Secondo quanto segnalato dall’APS, le prestazioni con…
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Per alcune prestazioni sanitarie classificate come programmabili, con priorità «P», si arriverebbe ad attese fino a 18 mesi nella provincia di Bari. È la denuncia dell’associazione Cas Art. 32, che punta il dito contro i tempi della Asl e il sistema delle liste d’attesa, definito «ormai fuori controllo».

Secondo quanto segnalato dall’APS, le prestazioni con priorità P dovrebbero essere garantite entro 120 giorni, ma nella pratica i tempi si allungherebbero fino a oltre un anno. Una situazione che, secondo l’associazione, riguarderebbe anche alcune prestazioni con priorità «differita», aggravando un quadro già critico sul fronte sanitario.

Il caso più emblematico citato è quello di un’utente in attesa di una visita dermatologica, con appuntamento fissato al prossimo ottobre dopo circa 18 mesi di attesa. Ancora più lungo il tempo previsto per un intervento oculistico al cristallino, programmato addirittura per il 2027.

L’associazione parla di possibili violazioni delle norme sulle liste d’attesa e denuncia anche le risposte ricevute dalla Asl, che in alcuni casi inviterebbe i pazienti a monitorare autonomamente la disponibilità delle prenotazioni, un sistema giudicato inefficace e penalizzante.

Non mancano le diffide inviate dagli utenti, una parte di queste non riceverebbe riscontro, mentre altre otterrebbero risposte considerate «insufficienti» o poco risolutive. Il risultato, sostiene l’associazione, è un percorso a ostacoli che rischia di tradursi nella perdita della prenotazione stessa.

Il presidente Francesco Fragola parla apertamente di «situazione paradossale», denunciando una contraddizione tra la promessa di riduzione delle liste d’attesa e la realtà vissuta dai cittadini. Sullo sfondo anche il tema delle risorse sanitarie e delle possibili ricadute fiscali, con riferimento all’ipotesi di aumento dell’addizionale Irpef regionale.

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