Un investimento da circa un milione di euro, metà da fondi ministeriali e metà da fondi europei: «Le due Bari» è il cartellone di eventi culturali diffuso, promosso dal Comune di Bari. Ne parla Paola Romano, assessora comunale alle Culture.
Come sta andando questa edizione?
«Direi molto bene. Io partecipo praticamente ogni sera a due iniziative: una all’apertura e una alla chiusura. Ogni volta trovo una grandissima partecipazione. Molti appuntamenti si svolgono in teatri o in spazi con posti limitati e per questo sono su prenotazione. Il dato che ci rende più felici è che circa il 90 per cento delle prenotazioni va sold out in pochissimo tempo. Significa che il pubblico risponde con entusiasmo. Ci auguriamo che il palinsesto costruito insieme ai 19 operatori culturali continui a essere apprezzato».
Qual è la percezione che avete raccolto dagli operatori e dal pubblico?
«La sensazione condivisa, è quella di ricevere un grande ringraziamento da parte delle persone. Molto spesso il pubblico si complimenta con chi organizza gli eventi, non solo per la qualità delle iniziative, ma anche per il modo in cui vengono realizzate».
C’è stato qualcosa che vi ha sorpreso?
«Due aspetti mi hanno colpito particolarmente. Il primo riguarda un gruppo di signore che ho incontrato al Parco Maugeri. Mi hanno raccontato che seguono il cartellone spostandosi da un quartiere all’altro, quasi come se facessero un tour. Mi hanno detto due cose bellissime: la prima è stata “Grazie, resistete”, che mi ha davvero emozionato. La seconda è che, pur vivendo a Bari da oltre sessant’anni, grazie a queste iniziative hanno scoperto quartieri della città in cui non erano mai state. Credo che questo racconti molto bene il valore del progetto».
Anche i luoghi sembrano assumere un ruolo sempre più importante.
«Ci sono spazi che stanno diventando dei veri contenitori culturali consolidati, sui quali vale la pena continuare a investire. Penso, ad esempio, all’Arena dell’Accademia del cinema di Enziteto. Oppure all’Arena di Japigia, che è diventata uno splendido punto di riferimento culturale. Anche le parrocchie stanno svolgendo un ruolo fondamentale: per qualche ora cambiano destinazione d’uso e gli spazi dedicati alle attività quotidiane si trasformano in luoghi di spettacolo».
Ci sono aspetti che possono essere migliorati?
«Sì, due elementi su cui vogliamo lavorare. Il primo riguarda i tempi organizzativi. Vorremmo anticipare la programmazione, pubblicando con maggiore anticipo l’avviso e il programma, così da consentire una preparazione più efficace. Il secondo aspetto riguarda alcuni quartieri che dispongono di meno spazi culturali strutturati, come teatri o contenitori permanenti. Penso, ad esempio, al IV Municipio, dove oltre alle parrocchie e ad alcuni centri sportivi manca un luogo riconosciuto come punto di riferimento culturale. L’obiettivo è valorizzare spazi come Piazza di Carbonara o il Parco di Loseto affinché diventino luoghi stabili di aggregazione culturale».
Partecipano anche i turisti?
«Sì, e questo è molto positivo. Naturalmente nei Municipi I e V, nelle zone del centro è più semplice intercettare i visitatori. Abbiamo promosso il programma attraverso le associazioni di categoria, proprio per raggiungere chi visita la città»
