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La Bari del futuro per la presidente dell’Ordine degli Architetti, Pietrantonio: «Uniamo visione strategica e competenze»

Pietrantonio: «Non si tratta solo di applicare norme, ma di progettare soluzioni basate sulla natura per contenere le “isole di calore»

La Bari del futuro per la presidente dell’Ordine degli Architetti, Pietrantonio: «Uniamo visione strategica e competenze»

Dopo 30 anni, l’Ordine degli Architetti della provincia di Bari torna ad avere una presidente donna: Porzia Pietrantonio, eletta all’unanimità dal nuovo Consiglio, ed è pronta ad affrontare le sfide del nuovo incarico.

Presidente, quali saranno le priorità del suo mandato e quale contributo ritiene possa portare una leadership femminile?

«Le priorità si concentreranno sulla centralità della figura dell’architetto nei processi di trasformazione del territorio, sul supporto ai giovani professionisti e sulla semplificazione amministrativa, dialogando con le istituzioni. Vogliamo un Ordine aperto, che sia un punto di riferimento culturale e formativo. Sulla leadership femminile, credo che possa portare un valore aggiunto in termini di pragmatismo, attitudine all’ascolto e una naturale propensione a una progettazione inclusiva. Più che una questione di genere, è una questione di approccio: saper coniugare visione strategica con attenzione ai dettagli e alla dimensione quotidiana e sociale dello spazio pubblico. Lavoreremo per promuovere un’architettura istituzionale orizzontale: un Consiglio dove ognuno possa esprimere appieno il proprio potenziale».

Il Comune di Bari sta lavorando al nuovo Pug, con l’obiettivo di ripensare la città anche alla luce del cambiamento climatico. Come guarda l’Ordine al nuovo strumento? Quali sono gli aspetti da valorizzare?

«Guardiamo all’adeguamento degli obiettivi della pianificazione in corso con grande attenzione e spirito di collaborazione: è lo strumento che disegnerà la Bari dei prossimi decenni. Gli aspetti cruciali da valorizzare sono la resilienza urbana e la forestazione. Non si tratta solo di applicare norme, ma di progettare soluzioni basate sulla natura per contenere gli effetti sempre più diffusi cd Isole di calore. Sarà fondamentale puntare sulla rigenerazione dell’esistente, limitando il consumo di suolo, e sulla ricucitura tra i quartieri periferici e il centro, garantendo a tutti i cittadini lo stesso livello di qualità ambientale e di servizi. Servono procedure snelle a tutti livelli istituzionali capaci di dare risposte immediate al mercato, adottando un approccio multidisciplinare, inclusivo e democratico».

Si parla sempre più di città inclusive, concetto che va oltre l’abbattimento delle barriere architettoniche. Cosa significa progettare una città accessibile e accogliente per chi vive condizioni di fragilità?

«Progettare una città inclusiva significa mettere al centro la persona e la pluralità delle sue esigenze. Superare le barriere architettoniche è il prerequisito minimo, ma la vera sfida è la bellezza degli spazi in termini di accessibilità sociale e sicurezza. Una città è davvero accogliente quando permette anche ai soggetti più fragili di muoversi in autonomia e di godere dello spazio pubblico come luogo di incontro e socializzazione».

Quali sono i punti di forza di Bari e cosa manca ancora perché possa competere con le migliori città europee su qualità urbana, sostenibilità e vivibilità?

«Bari ha un potenziale straordinario: il rapporto unico con il mare, un centro storico vivo, un’università dinamica e una dimensione che permette di sperimentare modelli urbani innovativi. Però, per competere con le realtà europee, manca ancora una rete di trasporto pubblico davvero integrata ed efficiente, capace di ridurre la dipendenza dall’auto privata. Dobbiamo investire di più sulle infrastrutture verdi diffuse e sulla qualità architettonica dei progetti, superando la logica dell’emergenza per adottare una pianificazione a lungo termine».

Da dove partire per immaginare una Bari del futuro? Quali sono le priorità adesso?

«Dall’esistente e dal rimettere i cittadini al centro delle scelte urbanistiche. La priorità è attuare una transizione ecologica che sia anche equa dal punto di vista sociale. Questo significa investire sulle periferie, riqualificare gli spazi pubblici dismessi, trasformarli in aree verdi e piazze, puntare su una mobilità sostenibile reale. La Bari del futuro si costruisce oggi, unendo la visione strategica della politica alle competenze tecniche dei progettisti».