Dieci lunghi anni di una ferita che ha segnato la città e che non ha mai smesso di sanguinare. La vicenda del crac finanziario della ex Popolare racchiusa nel libro “La banca masseria: anatomia del crac della Banca Popolare di Bari”, scritto dall’avvocato Massimo Melpignano.
Il libro ripercorre la vicenda che ha coinvolto circa 70mila azionisti della «Banca dei baresi», i quali hanno visto il valore delle proprie azioni azzerarsi. Un caso che, secondo l’autore, rappresenta una grave lesione dei principi dello Stato di diritto, delle garanzie costituzionali e delle regole del mercato, consumatasi nel sostanziale disinteresse della politica e degli organi di vigilanza.
«Molti i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo libro. Il primo è la rabbia che, a distanza di dieci anni dall’inizio della vicenda, continua a essere viva – racconta l’autore -. Tutto è iniziato quando i risparmiatori si sono ritrovati con azioni che non riuscivano più a vendere, diventando ostaggi di una banca: titoli che non erano più convertibili in denaro. Poi è arrivato l’aumento di capitale, che ha finito per escludere proprio i piccoli risparmiatori. L’ingresso della banca chiamata a salvare l’istituto, invece di tutelare gli azionisti, li ha completamente estromessi».
E continua: «Infine la prospettiva della vendita della banca ad altri soggetti, mentre i risparmiatori hanno perso tutto – spiega Melpignano -. C’è infine una ragione personale ed emotiva. In questi anni sono stato accanto a tanti risparmiatori, mettendo il mio impegno professionale al loro servizio e riuscendo ad aiutarli a recuperare milioni di euro». E conclude: «Ma ciò su cui tutti dovremmo riflettere è che dietro i numeri ci sono persone, famiglie e storie di vita. I risparmiatori sono uomini e donne che hanno lavorato per un’intera esistenza, mettendo da parte i propri risparmi per costruire un futuro. Poi, all’improvviso, si sono ritrovati senza nulla. Proviamo a metterci nei loro panni: immaginare di perdere, da un giorno all’altro, i risparmi frutto dei sacrifici di una vita. È questa la riflessione che dovremmo fare tutti. Ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a raccontare e diffondere una storia che riguarda ciascuno di noi».
Riccardo Figliolia, vicepresidente Centro studi intrapresa e segretario generale di Confimi industria Bari commenta: «Seguiamo da vicino tutte le vicende giudiziarie, perché il loro esito può influenzare decisivamente la nostra battaglia, che rimane essenzialmente quella di dare o ridare al Mezzogiorno d’Italia un suo strumento del credito a misura delle sue esigenze di sviluppo. Cosa che oggi è di fatto negata».
