Jovanotti arriva a Bari quasi sessantenne, ma ancora con la stessa idea che lo accompagna da sempre: fare del concerto una festa più larga della musica. Oggi il Jova Summer Party approda alla Darsena Marisabella, nel porto, recuperando la tappa prevista a Barletta il 17 agosto. Quel concerto era stato cancellato dopo che l’Arpa aveva trovato nell’area dell’ex Cartiera un frammento contenente amianto e la Asl Bat aveva dichiarato il sito inidoneo. Apertura dei cancelli alle 15, inizio alle 16.30. Dopo Bari resteranno le due date finali al Circo Massimo, il 12 e 13 settembre.
Il formato si chiama L’Arca di Loré: musica, incontri, pedalate, un concerto che occupa gran parte della giornata. Per Lorenzo Cherubini è una dichiarazione di poetica: una comunità provvisoria, rumorosa e mobile. Inaugurando il tour a Olbia davanti a 25 mila persone ha spiegato che, in mezzo allo «scrolling delle tragedie», la musica può ancora regalare allegria. È una frase tipicamente jovanottiana, ma oggi ha un peso diverso.
Dietro l’artista che ha costruito una carriera sull’energia e sull’ostinazione nel cercare il lato luminoso delle cose c’è infatti un uomo che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con la fragilità. Nel luglio 2023, durante una vacanza a Santo Domingo, una caduta in bicicletta gli sbriciolò il trocantere del femore e gli lesionò la clavicola. Operazioni, una seconda chirurgia in Italia, un batterio che, ha raccontato, lo espose al rischio di setticemia, poi una lunghissima riabilitazione. Ha dovuto reimparare a camminare.
Il corpo, per lui, non è mai stato un dettaglio. È stato linguaggio. Jovanotti salta, corre, pedala, occupa lo spazio come se stare fermo fosse una forma di resa. L’incidente ha incrinato proprio quella certezza. Il corpo umano vol. 1, pubblicato nel gennaio 2025, nasce anche da quell’esperienza: dalla scoperta che l’energia non è infinita e che persino il corpo sul quale aveva investito la propria identità scenica può tradire.
L’uomo dietro Jova
È questo probabilmente il punto più interessante del Cherubini di oggi. La positività che gli è stata attribuita per trent’anni non è soltanto un marchio di fabbrica. Nelle interviste più personali ha raccontato che da ragazzo cercava continuamente di far ridere la madre Viola, che soffriva di depressione. Era, ha detto, il «clown di casa». Poi sono arrivati i lutti: il fratello Umberto, morto nel 2007 in un incidente aereo, e la malattia della figlia Teresa, che Lorenzo ha definito il periodo più difficile della propria vita.
Dietro Penso positivo, insomma, non c’è un uomo a cui sia andato tutto bene. C’è piuttosto qualcuno che ha trasformato la reazione al dolore in un metodo. La moglie Francesca Valiani e Teresa sono state, durante la convalescenza, il suo centro: «Mi hanno aspettato, accudito, consolato, rassicurato», ha raccontato parlando della nascita delle canzoni più recenti.
A Bari arriverà quindi il Jovanotti dei grandi ritornelli, da L’ombelico del mondo ad A te, ma anche un Lorenzo diverso da quello che per decenni sembrava inesauribile. Il 27 settembre compirà sessant’anni. Continua a percorrere in bicicletta parte del viaggio tra una tappa e l’altra, ma oggi non nasconde più la fatica e parla apertamente di un danno neurologico permanente con cui ha imparato a convivere.
La Darsena Marisabella sarà il teatro di questa contraddizione: un uomo che ha fatto del movimento la propria cifra dopo aver scoperto quanto sia difficile tornare a muoversi. Forse è qui che Jovanotti, alla vigilia dei sessant’anni, diventa più interessante del personaggio. Non perché abbia smesso di cercare la festa, ma perché adesso sappiamo quanto lavoro gli costa arrivarci.
