C’è anche un carabiniere tra le sette persone a processo per tre incendi dolosi (uno dei quali aggravato dal metodo mafioso), ricettazione, riciclaggio, frode assicurativa, favoreggiamento personale e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Reati contestati a vario titolo dalla Dda di Bari e che sarebbero stati commessi tra il 2015-2017.
L’imputato principale è il 59enne Antonio Rizzi, custode giudiziario, impegnato nell’attività di recupero mezzi con carro attrezzi e titolare di un bar nel centro di Bitonto.
Il brigadiere dei carabinieri coinvolto, Vincenzo Ciaccia, in servizio a Molfetta ma sospeso per via dei procedimenti penali a suo carico, è accusato di ricettazione per aver ricevuto parti di un’auto rubata, averli rimontati su un’altra di sua proprietà, poi venduta a un ignaro acquirente (a cui, nel frattempo, l’auto è stata sequestrata dagli inquirenti). Il militare è attualmente indagato anche in un’altra inchiesta per il reato di tentata estorsione.
Nell’udienza di oggi dinanzi al Tribunale di Bari, sono stati ascoltati alcuni testimoni dell’accusa.
Antonio Rizzi è considerato dal pm della Dda Fabio Buquicchio il mandante di tre incendi dolosi ordinati per eliminare la concorrenza ai danni di un’officina e di un bar di Bitonto (quest’ultimo dato alle fiamme due volte).
Il primo episodio risale al 2 dicembre 2015. Per l’accusa, a dare fuoco sarebbe stato il nipote 38enne Tommaso Rizzi, che avrebbe minacciato i titolari dell’officina «al solo fine – si legge nel capo di imputazione – di imporsi sul mercato del recupero di mezzi». Dopo aver mostrato una pistola, Antonio Rizzi avrebbe detto: «Mettetevelo in testa che questo mestiere qua lo devo fare solo io». Gli altri due incendi contestati, attribuiti sempre a Tommaso Rizzi, riguardano il bar “La Boteguita”, colpito il 16 aprile e il 20 luglio 2017. Secondo gli inquirenti, l’obiettivo era concentrare la clientela nel bar “Gotha” di Rizzi.
Nel secondo episodio, l’uomo avrebbe sfondato la saracinesca con un’auto, versato benzina e dato fuoco al locale, come documentato da telecamere di sorveglianza.
C’è anche un altro carabiniere imputato per falso, accusato di aver alterato un verbale di rinvenimento di un’auto cannibalizzata su indicazione di Rizzi.










