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Il Libro possibile, non si spengono le polemiche sul caso Nevo: la mobilitazione diventa nazionale

I promotori dell’appello per l’esclusione dello scrittore israeliano decidono di estendere la raccolta firme e cresce la partecipazione

Il Libro possibile, non si spengono le polemiche sul caso Nevo: la mobilitazione diventa nazionale

La mobilitazione nata attorno all’appello contro la presenza dello scrittore israeliano Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile si allarga oltre il perimetro pugliese. Dopo le reazioni suscitate dal documento, compresa quella del presidente israeliano Isaac Herzog, i firmatari hanno deciso di rilanciare la raccolta delle adesioni su scala nazionale. La decisione è arrivata venerdì sera, nel corso dell’assemblea convocata alla Casa dei Missionari Comboniani di Bari. Per i promotori, l’eco prodotta dall’appello conferma il peso che la promozione dell’immagine culturale di Israele assume anche in una regione considerata strategica come la Puglia.

L’appello

Nel testo indirizzato al presidente della Regione Puglia e agli organizzatori del festival, i sottoscrittori chiedono che Nevo non venga invitato all’edizione 2026 del Libro Possibile. La richiesta nasce, si legge, «dal dolore, dallo sgomento e dall’indignazione» per quanto il governo e l’esercito israeliani stanno compiendo a Gaza e nei Territori palestinesi occupati. Il documento richiama la distruzione di città, ospedali, scuole, università, luoghi di culto e infrastrutture civili, le vittime civili palestinesi, gli sfollamenti forzati, la fame e le privazioni, l’estensione delle operazioni militari in particolare al Libano.

Il nodo dell’appello è il rapporto tra cultura e responsabilità pubblica. «In questo contesto riteniamo che il mondo della cultura non possa comportarsi come se nulla stesse accadendo», scrivono i promotori, ricordando che il tema scelto per la XXV edizione del festival è Discorso all’umanità, espressione che richiama l’appello di Charlie Chaplin contro la guerra, il nazionalismo aggressivo e la disumanizzazione dell’altro.

I firmatari precisano di non contestare il valore letterario delle opere di Nevo né il principio della libertà di espressione, definita «un bene fondamentale e irrinunciabile». Ritengono però che gli intellettuali abbiano «una responsabilità particolare nei momenti più tragici della storia». Da qui uno dei passaggi centrali del testo: «Non basta raccontare l’umanità: occorre difenderla. Non basta celebrare il dialogo: occorre denunciare la guerra». Per i promotori, ospitare uno scrittore che, a loro giudizio, non ha espresso una chiara presa di distanza dalle politiche belliche ed espansioniste del governo israeliano, sarebbe una scelta contraddittoria rispetto ai valori dichiarati dal festival. «Il silenzio non è neutrale», conclude l’appello, al quale chi intende aderire può comunicare nominativo e qualifica al numero WhatsApp 3298740271.

De Razza

Sabino De Razza, segretario regionale di Rifondazione Comunista, ha collegato la discussione sull’appello a una riflessione più ampia sul ruolo delle relazioni istituzionali e culturali tra Israele e la Puglia. «Sempre nell’assemblea di ieri – ha dichiarato – si è discusso molto del ruolo del consolato onorario di Israele a Bari, probabilmente un vero comitato d’affari, per gli insediamenti, cosiddetti resort, previsti nel Salento e l’acquisizione di immobili a Bari città. La dichiarazione del presidente di Israele contro i sottoscrittori dell’appello è semplicemente inquietante, con un retrogusto di minaccia che respingiamo».