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Tumore al seno, le cure più vicine alle pazienti: il “Giovanni Paolo II” di Bari nella rete oncologica del Sud

Curarsi vicino a casa, senza essere costrette ad attraversare l’Italia per trovare terapie adeguate. È con questo obiettivo che anche Bari entra nella nuova rete oncologica del Sud dedicata alla cura del tumore al seno. Il polo oncologico Giovanni Paolo II del capoluogo pugliese sarà infatti uno dei tre centri protagonisti del progetto «Beacon», iniziativa…
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Curarsi vicino a casa, senza essere costrette ad attraversare l’Italia per trovare terapie adeguate. È con questo obiettivo che anche Bari entra nella nuova rete oncologica del Sud dedicata alla cura del tumore al seno.

Il polo oncologico Giovanni Paolo II del capoluogo pugliese sarà infatti uno dei tre centri protagonisti del progetto «Beacon», iniziativa che punta a rafforzare la collaborazione tra strutture d’eccellenza e a ridurre uno dei fenomeni più dolorosi della sanità italiana: i cosiddetti viaggi della speranza. Accanto al centro barese partecipano l’Irccs Pascale di Napoli e il Crob di Rionero in Vulture, in Basilicata.

Tre realtà che negli anni hanno sviluppato competenze riconosciute nella senologia e che ora mettono in comune esperienza clinica, dati e strumenti digitali per costruire un modello di cura condiviso. Ogni anno in Italia circa 67mila pazienti oncologici sono costretti a spostarsi fuori regione per ricevere trattamenti considerati più avanzati.

Un fenomeno che pesa sulle famiglie non solo dal punto di vista economico ma anche psicologico, perché affrontare una malattia già complessa lontano dalla propria rete di affetti può diventare un ulteriore ostacolo.

La rete Beacon nasce proprio per provare a invertire questa tendenza, creando un collegamento stabile tra i centri coinvolti. L’obiettivo è rendere più omogeneo il percorso di cura attraverso la condivisione delle competenze mediche e l’utilizzo di piattaforme digitali e strumenti di telemedicina che permettano confronti rapidi tra specialisti e decisioni terapeutiche sempre più coordinate. Il progetto prevede inoltre l’introduzione di specifici indicatori per monitorare cinque fasi cruciali del percorso oncologico: dallo screening e dalla diagnosi precoce agli interventi chirurgici, dagli esiti delle terapie alla gestione degli effetti collaterali, fino alla qualità della vita delle pazienti dopo le cure.

Per il centro oncologico di Bari l’ingresso nella rete rappresenta un passaggio significativo. Il Giovanni Paolo II potrà infatti rafforzare il proprio ruolo nel panorama sanitario del Mezzogiorno, contribuendo a offrire trattamenti di alto livello senza costringere molte donne pugliesi a lasciare la propria regione per curarsi.

La prossima fase sarà quella operativa: la sperimentazione del modello all’interno della rete oncologica meridionale. Se i risultati confermeranno le aspettative, il sistema potrà essere esteso ad altre realtà italiane, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali e rendere il diritto alla cura meno dipendente dal luogo in cui si vive.

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