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Il calcio romantico e il mito del bomber di provincia: a marzo al cinema il documentario su Igor Protti

Un tuffo al cuore per i nostalgici del calcio anni Novanta, quello fatto di campi pesanti, bandiere indiscusse, radioline la domenica e figurine scambiate di nascosto a scuola. Arriverà nelle sale cinematografiche a fine marzo l'atteso documentario "Igor. L'eroe romantico del calcio", un tributo emozionante alla carriera e alla vita di Igor Protti. Diretto da…
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foto Ansa

Un tuffo al cuore per i nostalgici del calcio anni Novanta, quello fatto di campi pesanti, bandiere indiscusse, radioline la domenica e figurine scambiate di nascosto a scuola. Arriverà nelle sale cinematografiche a fine marzo l’atteso documentario “Igor. L’eroe romantico del calcio”, un tributo emozionante alla carriera e alla vita di Igor Protti.

Diretto da Luca Dal Canto (che ne firma anche la sceneggiatura con Alberto Battocchi e Anita Galvano) e prodotto da PianoB distribuzioni, il racconto visivo celebra un bomber di provincia capace di far sognare intere generazioni.

Il legame indissolubile con Bari

Riminese di nascita ma meridionale d’adozione, Protti ha lasciato un segno indelebile in piazze caldissime come Livorno, Messina, Napoli e Lazio. Ma è a Bari che ha scritto una pagina di storia irripetibile: nella stagione 1995-1996, con la maglia biancorossa, si laureò capocannoniere della Serie A (in coabitazione con Beppe Signori) segnando 24 reti, traguardo centrato nonostante la retrocessione della squadra barese. Un’impresa che lo ha consegnato alla leggenda del club pugliese, complice anche la mitica accoppiata in attacco con Sandro Tovalieri (il “Cobra” e lo “Zar”).

La battaglia fuori dal campo

Il documentario unisce filmati di repertorio a interviste esclusive a sociologi, giornalisti, grandi allenatori e compagni di viaggio (tra cui Giuseppe Signori, Fabio Galante, Sandro Tovalieri, Walter Mazzarri e Giorgio Chiellini). L’opera assume oggi un valore umano ancora più profondo: l’ex attaccante sta infatti affrontando con coraggio una malattia che, negli ultimi tempi, ne ha limitato le presenze pubbliche. Un motivo in più per celebrare “l’eroe romantico” che non ha mai smesso di lottare.

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