«Servirà la partita della vita», così parlò Valerio Di Cesare venerdì scorso dopo il deludente 0-0 del «San Nicola». Ma così non è stato. Al «Druso» di Bolzano si è consumato l’epilogo di una stagione che ha visto il Bari perdere ben 18 volte e nella doppia sfida playout, in cui si doveva vincere e non è stato capace. Appena 4 tiri circa nello specchio nel giro di due gare tra andata e ritorno.
Quando il Bari di Bepi Pillon perse a Venezia, nel giugno 2004 lo spareggio, retrocesse anche in quel caso ma uscì tra gli applausi dei propri tifosi e le lacrime dei giocatori. Il Bari della stagione ‘82-’83, retrocesso in C, aveva giocatori che le proprie responsabilità se le assumevano. Ma il presente si chiama Lega Pro insieme alle altre pugliesi già presenti.
Nel post-gara non si è presentato il presidente De Laurentiis, ma mister Longo e Di Cesare.
Parla Longo
Il bilancio del tecnico Longo: «Chiediamo scusa a chi aveva fiducia in me. Ai tifosi, dico che ce l’ho messa tutta ma non c’è l’ho messa tutta ma non ci sono riuscito. Sono qui a prendermi le responsabilità, nessuno è esente ma sotto la mia gestione c’è stata un’altra media punti, prima c’erano altri. La squadra con me in 4 mesi ha dato tutto».
Sulle scelte fatte: «Le rifarei. Si giocava sulla fisicità, andavano fatte determinate scelte e le ho fatte. Al netto di 3-4 partite brutte siamo arrivati a giocarci i playout che non erano manco scontati». Sulla società: «Parlare non serve a nulla ora. La società è libera di scegliere. La mia presunzione è quella di non essere arrivato prima. La dignità non è mancata. Dopo i ko pesanti ci siamo rialzati ogni volta. Usciamo a testa alta».
Di Cesare
Il ds: «È un fallimento totale, dopo quella dell’11 giugno me la porterò sempre con me. I ragazzi ci hanno provato ma non è andata. Dopo una batosta del genere non parlo del futuro. Ho dato il massimo sempre anche nei 10 giorni di mercato che ho assunto le redini di ds. Mi prendo le mie responsabilità ma sono di tutti».
