Pena ridotta a 14 anni di reclusione per Gaetano Scalese, imprenditore 70enne di Gravina in Puglia, a processo per la morte del 49enne Pietro Capone, noto come il “paladino della legalità” per la sua lotta all’abusivismo edilizio, ucciso con due colpi di pistola alla testa la sera del 10 marzo del 2014 nel comune murgiano.
La Corte d’Assise di Appello di Bari ha confermato, a oltre 12 anni dai fatti, la condanna per omicidio volontario aggravato, riducendo però la precedente pena di 15 anni e 4 mesi di reclusione perché il reato di porto abusivo di pistola è stato dichiarato prescritto.
Stando alla ricostruzione dell’accusa, il killer seguì in auto la vittima mentre rincasava, colpendola a morte a pochi metri dalla sua abitazione, prima da dietro, alla nuca, poi quando era già a terra.
Capone aveva un contenzioso giudiziario pendente con Scalese, cominciato nel 2010, per un manufatto realizzato da Scalese che sconfinava su un terreno di proprietà di Capone.
La vicenda, che di fatto aveva bloccato l’attività edilizia di Scalese, sarebbe approdata a processo il 5 maggio 2014, quasi due mesi dopo l’omicidio.
L’imprenditore fu arrestato per il delitto quasi cinque anni dopo, nel giugno 2019, ed è tornato libero circa un anno fa. Dopo le condanne di primo e secondo grado, la Cassazione a febbraio 2025 aveva annullato con rinvio la sentenza.
Il processo di appello bis ha ribadito la responsabilità dell’imputato per l’omicidio. Dopo il deposito delle motivazioni, tra 90 giorni, la difesa valuterà un nuovo ricorso per Cassazione.
